mercoledì, novembre 11, 2009

Starò lontano dal blog per un po' di giorni (godetevelo l'inno).

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martedì, novembre 10, 2009

29. Marx

Karl Heinrich Marx (1818-1883), nasce a Treviri da un rabbino convertitosi per quieto vivere al cristianesimo e da una donna che al figlio avrebbe preferito un bassethound. Al momento della nascita, il piccolo Marx è già libero dal divieto di consumare carne di maiale, la madre gli sbriciola nella minestrina il salame cotto di Cracovia, l'insaccato del popolo. Va da sé, il giovane Marx si iscrive al liceo affetto da acne giovanile, cosa che per altro non gli impedirà di parlare appassionatamente dell'avvenire dei nostri giovani già nel tema di tedesco. Il padre, avvocato, gli consiglierà la strada già battuta della giurisprudenza nella speranza di raccomandarlo a qualche Signoria Vostra, ma il figlio preferisce la filosofia, ha grandi progetti per il futuro, vuole liberale gli uomini dalla schiavitù della piccola e media impresa. Un sera, inseguito da un capitalista, corre per un paio di chilometri, suda, prende freddo, e gli viene il mal di gola. Trascorre un lungo periodo a letto con la febbre nel quale legge tutte le opere di Hegel rimanendone psicotropicamente impressionato. Basta poco e il bel giovane si è fatto una patente liberale, si fa crescere un bel ciuffo e fa il ganzo nelle birrerie con gli amici, ma i prussiani sono gente di poche parole e più volte calcano la mano sulla censura, per Marx operare in patria diventa sempre più difficile. Sposatosi segretamente con la baronessa Jenny von Westphalen, decide di partire in viaggio di nozze alla volta di Parigi, viaggio di lavoro e non solo di piacere, qui conosce infatti Friedrich Engels, l'amico di una vita con il quale pubblicherà il Manifesto del Partito Comunista e Come preparare una cena per quattro persone con due scellini e mezzo (scegliendo bene la verdura, o imbucandosi al dopolavoro ferroviario). Preso di petto l'impegno politico, Marx comincia a scrivere articoli infuocati e libri di economia politica che passeranno alla storia, la sua produzione si fa via via sempre più intensa e matura e inizia a pensare che la filosofia non possa essere disgiunta dalla prassi, che cioè il mondo non va solo pensato, ma anche trasformato. Passerà quindi il resto dei suoi giorni tentando di innescare la rivoluzione proletaria per mezza Europa, fuggendo qua è là in modo sparso, troverà pace solo nella liberale Inghilterra, e precisamente a Londra, dove entrerà in contatto con un gruppo di luddisti jedi che sbriciolano le Singer con la forza del pensiero. Tristi saranno gli ultimi anni di vita, muore l'amata moglie e una delle sue figlie, di lì a poco si spegnerà per le complicazioni di un'ulcera polmonare.

Come già accennato, molto importante è la prassi nel pensiero di Marx, la sua filosofia non vuole essere solo una speculazione fine a se stessa ma deve poter produrre anche una trasformazione tangibile della realtà. “La filosofia e lo studio del mondo reale stanno tra loro in rapporto come l'onanismo e l'amore sessuale” (K. Marx, Ideologia tedesca). Affinché l'attività filosofica non si riduca a mero onanismo, occorre fecondare il mondo reale attraverso l'azione, la prassi marxiana verrà a coincidere con l'attività rivoluzionaria volta a favorire l'avvento della società comunista.

Ma per predire il comunismo non serve una palla di vetro, piuttosto serve un'analisi scientifica della realtà, e Marx pone il suo fondamento scientifico nell'economia. L'economia è la “struttura”, contrapposta a tutto ciò che economia non è, cioè la “sovrastruttura”. L'economia è il primo principio, ogni problema, politico, sociale, filosofico o religioso che sia, non è altro che l'emanazione o il riflesso di un certo problema economico. Dunque non è la coscienza che determina la realtà (come lo era per gli idealisti e per gli onanisti della filosofia), ma è la realtà che determina la coscienza, cioè sono le condizioni materiali in cui versa l'uomo che determinano il corso e la qualità dei suoi pensieri (proletari si nasce, capitalisti idem).

Lo sviluppo della storia non è determinato da una legge astratta, ma dall'eterna lotta tra due classi di uomini, quelli che detengono i mezzi di produzione e quelli che non li possiedono e per questo vengono sfruttati come forza lavoro. La lotta viene da lontano e si nutre di scontri diretti: patrizi vs plebei, liberi vs schiavi, nobili vs servi della gleba, capitalisti vs proletariato. Per comprendere appieno cosa sia l'uomo, occorre quindi capire in che momento dello sviluppo delle forze produttive si trova a vivere, infatti l'uomo assume proprietà umane quando comincia a produrre i mezzi per la propria sussistenza, e il suo stesso significato muta con il mutare dei rapporti di produzione. Marx sostiene che cambiando i rapporti di produzione, cambia anche l'uomo, e se l'ultimo grande sistema di produzione, cioè il capitalismo, cambierà in futuro per risolversi in un sistema economico più equo, allora anche l'uomo diventerà più equo.

Marx sostiene che il capitalismo contiene in sé le premesse della sua fine, di più, è lo stesso capitalismo a produrre quelle premesse. Ora, per capire dove si annida il tarlo dell'autodistruzione nel sistema di produzione capitalista, occorre guardare le cose da vicino. Se un tempo tra uomo e prodotto vi era un legame diretto, ora l'uomo lavora nelle fabbriche e produce beni che non sono né suoi né serviranno direttamente al soddisfacimento dei suoi bisogni. Siamo in presenza di una alienazione, dice Marx, cioè di una separazione che si viene a determinare tra l'uomo e i beni che produce per mantenersi in vita. E infatti l'uomo finisce per lavorare, cioè cedere gran parte della sua forza lavoro, per arricchire il capitalista, poiché egli per contro non cede al lavoratore l'intero importo derivante dalla vendita della merce, ma solo una minima parte sotto forma di salario. Dunque, a fronte di profitti eclatanti per il capitalista, il lavoratore riceve un salario che in definitiva si riduce a un costo di produzione, e in quanto costo di produzione il proprietario dei mezzi tenderà a ridurlo il più possibile per aumentare il suo margine di profitto (espansione dell'offerta e contrazione della domanda). Ad isolamento si aggiunge poi mercificazione, lo stesso lavoratore diventa una merce di scambio al valore di mercato. Tutti questi eventi producono delle contraddizioni che porteranno il sistema capitalista alla definitiva distruzione. La soluzione del capitalismo, nonché dell'intera storia dell'umanità, è il comunismo, una società in cui i mezzi di produzione saranno in comune a tutti gli uomini liberi, il comunismo è assieme fine dell'ingiustizia e liberazione dall'errore.

La legge che conduce alla distruzione del capitalismo è una legge scientificamente necessaria, ciò significa che per Marx la vittoria finale del comunismo è inevitabile, del resto non siamo in presenza di semplici ipotesi storiche. Qualcuno obietterà che il comunismo ha perso, e ha perso storicamente, ma ciò può essere vero solo se si concede che l'Unione Sovietica davvero rappresentasse l'autentica realizzazione del comunismo, ma è davvero così? La volontà delle nazioni è ben poca cosa rispetto a una necessità scientifica. Piuttosto il comunismo ha preso via via le sembianze di una grande religione atea, priva di Dio ma carica di pathos e di speranze per milioni di lavoratori che nel ventesimo secolo avevano creduto di scorgervi una possibilità di riscatto. Dio è “l'oppio dei popoli”, scrive Marx, appunto perché Dio è religione e teologia, cioè è sovrastruttura, fumo negli occhi che distoglie gli uomini dall'unica e vera possibilità di redenzione terrena, appunto, il comunismo (nell'universo di Marx tutto è materiale: dell'uomo si dà una lettura materiale e l'economia attiene alla sfera materiale, solo riconducendo il tutto ai suoi aspetti materiali si rende possibile la riduzione scientifica dell'evoluzione storica). Dunque il fantasma si aggira ancora per l'Europa, forse i tempi non erano ancora maturi e l'intera epopea del comunismo reale fu solo un equivoco e un inutile dispendio di energie, o forse Marx si era sbagliato e aveva semplicemente torto: se è così, chi si è intascato il plusvalore di tutte le bandiere rosse?

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lunedì, novembre 09, 2009

Devil in the details

Io c'ero quand'è caduto il muro di Berlino, il muro è caduto perché era chiaro a tutti che non poteva reggere, la vopos aveva usato del cemento scadente, l'avevano truccato con la sabbia. Adesso vi racconteranno una marea di cazzate, tipo che il muro è stato spazzato via dalla storia, sciocchezze, la colpa è della sabbia e dei comunisti che facevano le cose col culo.

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domenica, novembre 08, 2009

Spam

Dovevo proprio essere distratto in questi giorni, perché mi è arrivata per posta una lettera di un tizio che chiedeva la mia firma come garanzia dell'impegno a difenderlo dagli attacchi giudiziari, ma io mica son scemo, io non firmo un cazzo.

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categoria: politica


sabato, novembre 07, 2009

Koyaanisqatsi

Oh, sono riemerso. Allora, in prima pagina oggi metterei Brigitte Nielsen, che rivela: flirt con Arnold Schwarzenegger. I due si conobbero nel 1985 sul set di Yado ed esplose la passione: “Le nostre fantasie sessuali non hanno conosciuto nessun limite”. La Nielsen confessa anche un flirt con Sean Penn all'epoca in cui era sposato con Madonna e uno con Gary Coleman sul set de Il mio amico Arnold. Avete sentito anche della Kidman, che ai tempi di Tom Cruise usava oggetti fetish. Azzardo: manette, bavagli, museruole, ganci, pinzette, punteruoli, dildo borchiati, head harness, golden retriever, Gary Coleman, robe così. Ocio che Rutelli non lascia alcun fronte scoperto, i cattolici sentono il PD come il loro partito, è questo il punto. Ah, Serracchiani lascia, se ne va con Cacciari, a letto, dico. Pressing della Chiesa su Alemanno, che ora si trova preso tra due fuochi: calcare la mano o mostrare più umanità verso i lavavetri? Era già pronta la foglia di fico: presto borse di lavoro per coinvolgere gli emarginati nella lotta al degrado. Ecco, dovrebbe trattarsi di un set di comode trousse della Pupa in tanti glitterissimi colori in cui riporre spazzola e secchiello tra un semaforo rosso e l'altro. Vogliono farmi il test antidroga ma non ho ancora deciso, i capelli non crescono sugli alberi.

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categoria: politica, attualitĂ 


venerdì, novembre 06, 2009

Ragguagli

Stanotte ho avuto ancora la febbre, a 38, non passa più, mi sta cucinando a fuoco lento. Il medico di base inutile chiamarlo, ha posto tutta una serie di paletti costituiti da finestre precise in cui gli si può telefonare e non oltre, scaduto il tempo, sei eliminato. E' un ottimo sistema di desistenza passiva, dice che così lo chiami solo per le urgenze reali. A questo punto ci viene in aiuto la logica razionale: come faccio, io che non sono un medico, a capire se la mia è un'urgenza reale oppure no? Chiamo il Dr. House.
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categoria: vitae


giovedì, novembre 05, 2009

Simboli pagani

E poi, scusa, si fa un gran parlare di riforma presidenziale. Non converrebbe a Berlusconi appoggiare la sentenza della Corte Europea e stare appesso ai muri delle aule al posto dei crocefissi? Sarebbe il delitto perfetto.

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categoria: societĂ  civile


mercoledì, novembre 04, 2009

Smascherato l'inganno della scuola pubblica

Sì sì, siamo tutti d'accordo sul fatto che una scuola pubblica non debba esporre il crocifisso in nome del pluralismo educativo. Mia madre, ad esempio, ha fatto le scuole pubbliche in Uruguay, e in Uruguay la scuola pubblica è laica, niente crocifissi in Uruguay, al massimo il ritratto del Presidente. Il crocifisso si tiene in casa, o si espone nelle scuole cattoliche, mi pare giusto. Detto questo, siamo davvero sicuri che anche la scuola pubblica sia così neutra come dicono? Io, dal momento che frequento la scuola pubblica, dovrei comperarmi il Riccardo Villari con i miei soldi? Perché invece di un testo di storia non posso decidere di comperarmi, con i miei soldi, l'album delle figurine dei Gormiti o Imperialismo pagano di Julius Evola? La scuola italiana è comunista, come lo è il tentativo di imporre la laicità per editto. Stalinisti.

«Oserà dunque il fascismo assumere qui, qui donde già le aquile imperiali partirono per il dominio del mondo sotto la potenza augustea, solare, regale [...] oserà qui riprendere la fiaccola della tradizione mediterranea?»

No, finché ci faremo dettare le regole dal sinistro culturame della sinistra. Rocco Buttiglione a La vinta in diretta ha posto una questione fondamentale: non abbiamo il diritto di sentirci offesi dai simboli altrui, dal Crocifisso, dalla Svastica, come dalla Falce e il Martello. Lo sapete che c'era un turco nella Corte Europea? Dico, un turco, un musulmano, uno che la laicità dello Stato non sa nemmeno dove abita di casa, vogliono cancellare la nostra tradizione per invaderci e ucciderci tutti, si stanno perdendo i valori, signora mia. Ma una miracolosa soluzione liberale ci sarebbe: privatizzare le pareti scolastiche, mettere all'asta gli spazi in modo che chiunque, Santa Romana Chiesa compresa, possa concorrere all'addobbo e far valere il proprio peso. "Non esiste professione di fede valida che non sia accompagnata dall’obolo di uno scellino".*

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martedì, novembre 03, 2009

Paracetamolo granulare

Per prima venne la tosse, poi venne la febbre. Mi hanno consigliato paraflù ai frutti tropicali, che contiene paracetamolo quindi non andrebbe preso assieme all'aspirina, o uno o l'altra, dico bene? Se li prendete assieme potrebbero farvi l'effetto delle mentos nella coca cola, state molto attenti a quello che fate, io declino ogni responsabilità. Sono appena tornato dal lavoro, sono un po' giù, mi sento male, mi fa male tutta la canna fumaria delle vie respiratorie. Nel caso il blog lo lascio a Diderot, è il mio erede naturale (però lui non scrive niente, bisogna andarselo a cercare nei posti più improbabili. Una volta ho sentito un rumore dentro il mobile delle scope, toh, ma non era lui?). (no no, vaneggio, poi vi dò il bollettino).

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lunedì, novembre 02, 2009

28. Feuerbach

Ludwig Andreas Feuerbach (1804-1872) nacque a Landshut, nella Bassa Baviera, da un eminente professore di diritto e da una nobildonna imparentata col duca di Sassonia. L'ambiente familiare, di estrazione protestante, era austero e votato alla puntuale osservanza dei precetti religiosi, tant'è che quando Feuerbach, finita la quinta, manifestò l'intenzione di farsi un nome nel campo dell'erudizione, il padre senza esitazioni lo iscrisse a teologia giudicando la disciplina la più consona alla bisogna. A quel tempo teologi più grandi di Hegel non ce n'era, gli toccò dunque seguire le sue famose lezioni all'Università di Berlino, quelle stesse che Schopenhauer tentò di contrastare con ogni mezzo, ma fortunatamente la cura Federico non ottenne alcun effetto sul nostro campione: non passarono sei mesi che se ne scappò a gambe levate, disse che a lui non interessavano le fantasticherie della teologia, lui voleva fare filosofia, e nient'altro. Al padre venne un colpo, ma Ludwig era testardo e non ci fu verso di farlo desistere, cosicché, una volta laureatosi in filosofia a Erlangen, Feuerbach ottenne anche l'abilitazione all'insegnamento, ma le sue idee infastidivano certe oligarchie reazionarie impegnate ad arginare i moti rivoluzionari e fu così che un bel giorno gli vennero sequestrati i libri e interdetto l'accesso al calamaio. Ma niente era perduto. Nel 1837 sposò Bertha Löw, azionista di una piccola fabbrica di porcellane, Feuerbach ne approfittò per sistemarsi presso il suo castello, e, con la scusa di un improvviso interessamento per la botanica, passò lunghi pomeriggi a studiare da vicino i salici e le magnolie della sua grande tenuta, negli intervalli pensava alla rivoluzione. E infatti rilasciò articoli per diverse testate rivoluzionarie, in una di queste incrociò pure Marx, divenne molto popolare tra gli operai della fabbrica di sua moglie, specialmente quando faceva l'imitazione di Bakunin. Nel 1848 partecipò da osservatore al Congresso Democratico di Francoforte, alcuni studenti di Heidelberg lo incoraggiarono perfino a tenere lezioni pubbliche nella speranza di ottenere il sei politico. Ma sic transit gloria mundi, perché di lì a poco accadde l'irreparabile: la famosa fabbrica di porcellane fallì e al grande filosofo venne meno la sicumera economica (addio castello, addio botanica), Feuerbach e la sua famiglia si ritroveranno a passare il resto dei loro giorni nella più completa indigenza, vivendo dei piccoli sussidi offerti dal partito socialdemocratico dei lavoratori (sia lodato il socialismo, sempre sia lodato).

Per comprendere le ragioni di Feuerbach bisogna farsi a un tempo remoto, e precisamente agli anni successivi alla morte di Hegel. Dovete sapere che il pensiero del Maestro era cresciuto a dismisura, come un grosso foruncolo, e aveva da tempo abbandonato l'ordine delle idee astratte per incarnarsi in una cosa estesa, quasi si poteva toccare con mano. Il bubbone si era fatto talmente grosso che non poté che esplodere e prendere due traiettorie diverse, fu David Strauss il primo a schiacciarlo e a parlare di una destra e di una sinistra hegeliana. Gli esponenti della destra presero la strada della giustificazione religiosa, utilizzando l'impianto filosofico del Maestro per dimostrare che non solo Dio esisteva, ma si incarnava nelle istituzioni politiche e religiose, cosa che prestava il destro ai difensori dello status quo; la sinistra hegeliana, invece, intese ripulire la dottrina dei suoi elementi soprannaturali per ricondurla ai suoi aspetti più umani, cosa che prestò il sinistro ai sostenitori della dialettica rivoluzionaria. Assieme a Marx, Feuerbach sarà uno dei massimi esponenti di questa corrente.

Feuerbach accetta senz'altro l'assunto per il quale il contenuto della coscienza rispecchia l'intero contenuto della realtà, ma quell'Assoluto che Hegel avverte nella coscienza non è qualcosa di esterno all'uomo, è l'uomo stesso. L'uomo percepisce se stesso troppo direttamente per ridurre il problema a una semplice questione di coscienza, occorre considerare l'uomo nella sua intierezza, “dalla testa al calcagno”, come un oggetto naturale tra gli oggetti naturali. Cosicché la filosofia di Feuerbach diventa una “teologia” dell'uomo, perché Dio non esiste in quanto tale, Dio è solo una proiezione di desideri e caratteristiche umane, si sarebbe tentati di dire una sublimazione. Dio è infinito perché l'uomo sente dentro di sé l'infinito, Dio è onnipotente perché l'uomo avverte dentro di sé l'illimitata potenza dell'immaginazione. In buona sostanza, non è Dio che ha creato gli uomini ma sono gli uomini che hanno creato Dio (“Dio è l'essere primo in teoria, ma l'uomo è l'essere primo in pratica”).

C'è poco altro da aggiungere, Feuerbach si è fatto ateo nei confronti di Dio, ma religioso nei confronti degli uomini. La sua religione è l'umanità, che egli considera infinita, onnipotente, onniscente (presa nel suo complesso ma soprattutto in rapporto alla sua essenza). Come d'uso per un hegeliano, egli davvero si accanisce nello studio del Cristianesimo (che ritiene appunto la religione perfetta, in quanto Dio, nell'incarnarsi in Cristo, suggella l'identità tra Dio e uomo), ma è un Cristianesimo ridotto a mito, a narrazione fantastica. L'errore della religione è in quel non accorgersi di parlare dell'uomo mentre si parla di Dio. Non sorprende che un uomo così prepotentemente ateo sarebbe poi stato giustamente punito dagli dei, c'è una convenienza intrinseca nel credere in Dio, che un ateo materialista non potrà mai comprendere appieno.
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lunedì, novembre 02, 2009

Galline in fuga

Rutelli non si sa ancora bene cosa vuole fare, per adesso lascia il partito e apre un sito web (dov'è che l'ho già sentita questa?). Apre un sito web per radunare i fans (non farebbe prima su facebook?). Anche Cacciari si dice schifato e vuole lasciare la politica, vuole ritornare all'Università (si iscrive fuori corso a scienze motorie). Ma in tutto questo, qualcuno di voi ha capito in cosa si differenziano le linee di Rutelli e Cacciari rispetto a quelle di Bersani e Franceschini? Ci facessero un bello schemino. Abbassiamo le tasse: a) alle famiglie; b) ai lavoratori; c) agli imprenditori; d) solo ai veneziani, esclusa Mestre. Una legge contro l'omofobia: a) sono d'accordo, per rispetto agli omosessuali; b) non sono d'accordo, per rispetto agli omofobi; c) sono d'accordo ma sono loro che provocano; d) non sono d'accordo ma vado a trans.

(non era il partito che volevo. E che volevi, vuoi le biglie? No. Vuoi le figurine? No. Vuoi  che mi fermo a comprarti lo zucchero affilato? No. Ma insomma, si può sapere cosa vuoi? Non lo so, la mia non è proprio fame, è più voglia di... voglia di qualcosa di buono! *).
 
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categoria: politica


domenica, novembre 01, 2009

L'unico e la sua compropietĂ 

Ma io che ho fatto per meritarmi di lavorare? Volevo fare il fancazzista, mi è sempre venuto bene. Eppure quando mi tocca lo accetto, non mi tiro indietro, se questo è il mio destino, lo accetto (non mi tiro indietro). Bisognerebbe riscoprire il senso banausico del lavoro, disprezzarlo per come merita, e invece, io appartengo al lavoro, non è lui che appartiene a me (non mi dà soddisfazione il mio lavoro, la pmi è il buco del culo del sistema produttivo italiano, stiamo a un passo dai cinesi nascosti negli scantinati). (almeno state freschi d'estate, dice). Una volta volevo fare la persona civile, quella che responsabilmente si dava alla politica per risolvere i problemi della gente, ora ho cambiato idea (capirai il filantropo). Mi vengo incontro: non mi importa niente della gente. Io rifiuto un potere conferitomi sotto la speciosa forma di "diritti dell'uomo". Il mio potere è la mia proprietà, il mio potere mi dà la proprietà (Max Stirner). Bravo, ma ndo stà sto potere, dovrei forse crogiolarmi nella proprietà di un merdoso telefonino? (non credo che si riferisse al potere d'acquisto, potrei sempre occupare un immobile).

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domenica, novembre 01, 2009

Comincia per B

10 lettere, Ha corrotto David Mills. Balotelli?*
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domenica, novembre 01, 2009

La mafia dei baroni

Ai tempi di Hegel: "Libero docente a Berlino, Beneke si vide togliere nel 1822, dopo la pubblicazione del suo scritto Fondamento della fisica dei costumi, il permesso di tenere le sue lezioni presso quella Università. Accusò del fatto Hegel, che era amico del ministro prussiano Altenstein, e pare non a torto. Hegel non amava che nella sua stessa Università venissero insegnate dottrine contrastanti con la sua. Beneke passò ad insegnare a Gottinga (1824-27), ma poté poi ritornare a Berlino, dove, dopo la morte di Hegel, ottenne una cattedra (1832)." Storia della filosofia, Nicola Abbagnano.

La fortuna di Hegel è che a Berlino non c'erano Brunetta e la Gelmini, altrimenti vedevi, il Ministero dell'Istruzione gli davano (e Sandro Bondi, il bardo, gli avrebbe dedicato uno dei suoi encomi). Così va il mondo e bisognerebbe dirlo, che non c'è un miglioramento, piuttosto c'è il lavorio costante delle forze del male che continuamente si arrabattano per trovare una scappatoia ai paletti piantati dalle forze del bene, e hanno anche il coraggio di chiamarli "lacci e lacciuoli" questi mariuoli. Le bustarelle, cosa credete, mica sono sparite, hanno solo cambiato nome, adesso si chiamano "consulenze", e le raccomandazioni "segnalazioni", chiedete a Di Pietro, chiedete a Marco Travaglio se non è vero. Alla fine gli uomini sono gli stessi malamente di sempre. Mi ritrovo anche a disprezzare i liberali, solo quelli che davvero ci credono a un mondo di galantuomini che si fanno le scarpe l'un l'altro, sì, ma con l'aplomb degli inglesi. Ma quando mai? Sono cadute le metafisiche e ancora stiamo a parlare di correttezza, che al limite è un trucco funzionale a qualche interesse, nei casi più eclatanti una cortesia che si concede a titolo personale, per simpatia, per amicizia, o semplicemente per indolenza. (a pensarci bene è un'equazione ben strana quella che vuole la somma di tutti gli interessi particolari dare come risultato il benessere per il maggior numero di individui, che tradotto in termini più potabili significa che la somma di tutti i figli di puttana di questo mondo darebbe come risultato che stiamo tutti meglio, buoni e cattivi, belli e brutti. E' allora lasciateci delinquere in santa pace, dico io, non sia mai che ne esce la pace nel mondo, non è un atteggiamento autenticamente liberale questo?).
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sabato, ottobre 31, 2009

21. «Date a Cesare quel che è di Cesare». «Date a Dio quel che è di Dio»... Non ci resterebbe niente. Proviamo a non dare niente a nessuno dei due. (Insetti senza frontiere, G. Ceronetti).

(ci credereste? E' il primo libro che acquisto dall'inizio dell'anno, e credo anche l'ultimo, è un privilegio che spetta a pochi).

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categoria: citazioni


venerdì, ottobre 30, 2009

Lodo Bersani

Voti reali e voti percepiti. Alle ultime elezioni europee il Partito Democratico ha preso circa 8.000.000 di voti e circa 3.000.000 di questi elettori hanno votato per scegliere il segretario, vale a dire solo il 37,5%. Visto poi che tra questi 3.000.000 ci sono da mettere in conto gli stranieri e quelli che hanno votato due o tre volte, la percentuale “reale” è da immaginarsi anche più bassa (o al limite compensata dagli elettori di altri partiti, o dalle naturali fluttuazioni del consenso). Ora, Bersani è stato eletto con poco più di 1.600.000 voti, Franceschini ne ha presi poco più di 1.000.000, Marino si attesta attorno ai 378.000. Questo significa che il segretario in carica del Partito Democratico è stato eletto solamente dal 20% del suo elettorato potenziale, che Franceschini è stato votato dal 12,5% e Marino dal 4,7%. E' il cosiddetto lodo Bersani: premio di maggioranza per le mozioni che superano il 20% dei consensi (le primarie valgono più o meno quanto un sondaggio d'opinione).

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categoria: politica


giovedì, ottobre 29, 2009

27. Søren Kierkegaard

Søren Kierkegaard (1813-1855) nacque a Copenhagen, da padre trapezista e madre lanciatrice di coltelli. Il padre era nostromo su una nave pirata. Il padre era un ricco commerciante, la madre attendeva alle faccende domestiche con rigore esemplare. Entrambi erano affiliati ai pietisti, una cosca di tradizione protestante votata al misticismo e al più coriaceo senso di colpa. Kierkegaard era l'ultimo di sette fratelli, quasi tutti morti prima di lui, in casa si respirava un'aria pesante, ma Søren mantenne il buonumore e si laureò in teologia con una tesi sull'ironia socratica. Ma il suo animo era gentile e il suo timor di Dio ingigantito oltre misura, per cui ben presto cominciò a sentirsi perseguitato da una terribile maledizione (The Curse of Monkey Island). Si narra che in punto di morte il padre lo rese partecipe di una sconvolgente rivelazione: gli confessò che all'età di undici anni maledì Cristo e il Demonio per il grave stato di miseria in cui l'avevano cacciato. Fonti meglio informate riferirebbero invece di una scappatella avuta con la donna di servizio della prima moglie, fatto sta che il padre interpretò la sua morte e quella dei suoi cinque figli come il segno della punizione divina. Le colpe del padre ricaddero sul figlio: a ventiquattro anni Kierkegaard si innamorò della figlia del Segretario di Stato, l'allora quattordicenne Regine Olsen. Søren se la coltiverà con cura, alternando le pippe a l'amor platonico, i due si fidanzeranno solo quattro anni più tardi, ma fu a questo punto che Kierkegaard ebbe un inspiegabile ripensamento e la scaricò senza troppe spiegazioni. Regine era veramente carina, chissà cosa gli passò per la testa in quel momento, forse non si sentì all'altezza, o forse le volle risparmiare la maledizione che gravava sulla sua famiglia, oppure scoprì che non era vergine (magari sbagliò la mira). Più che Regine, la quale finirà in isposa a Federico Schlegel, fu proprio Kierkegaard a prenderla malissimo: si macerò nel rimpianto per il resto dei suoi giorni, e quando non era triste, cercava conforto mangiandosi le mani (tipico dei pietisti).

La filosofia di Kierkegaard è votata all'assurdo, come la sua vita. Kierkegaard non può fare a meno di Dio, c'è l'ha scolpito nel cuore, ma presto comincia a spogliare la fede dei suoi aspetti esteriori, perché la fede non è un capo di abbigliamento che si porta in giro quand'è festa, né un salvacondotto che serve a salvarsi l'anima e la buccia.

qui [nell'anima] solo chi lavora trova da mangiare; solo chi è stato in angoscia, trova pace; ...solo chi estrae il coltello ottiene Isacco.”

Non è un trastullo, come l'è per i cattolici romani, la fede è quello scandalo per cui, di fronte all'assurdo del sacrificio di Isacco, Abramo risponde: “obbedisco!”; perché è una sfida, è un azzardo, la fede è rischio d'intrapresa. Facile per chi non ha l'ardire di mettersi in gioco, ma difficile per chi ha coraggio di rinunciare a tutto: alla vita, al piacere, a Regine Olsen. Fondamentale la riduzione della questione nei suoi termini individuali: basta Spirito Assoluto, vade retro Hegel, la storia siamo noi, questo piatto di smørrebrød (burp). Ecco allora il Singolo, la rivalutazione romantica del bel gesto, l'uomo solo contro il resto del mondo, il Singolo è colui che “non cedette alle Termopili... egli doveva infatti impedire alle orde di attraversare quel passo: se fossero penetrati, avrebbe perduto.” Se la fede in Dio è personale, allora è personale anche il rapporto con il mondo, Kierkegaard riduce ogni cosa alla libera scelta individuale.

Tre sono infatti gli stadi della vita che l'uomo può scegliere per sé: estetico, etico, religioso. Chi vive lo stadio estetico vive da edonista, non ha altro scopo che il piacere, è un seduttore e non pone troppi ostacoli tra sé e le donne. Chi vive lo stadio etico è invece un buon padre di famiglia, vive la sua vita come un progetto: accende un mutuo, ama sua moglie, educa i suoi figli, in altri termini, vive da buon borghese. Infine lo stadio religioso, che non è propriamente quello del pastore, ma è piuttosto quello dell'uomo che decide di vivere la rinuncia per dialogare direttamente con Dio e caricarsi tutto il peso del mondo sulle spalle, per venire a contatto con il senso più autentico e profondo della vita. Tra i tre stadi, secondo Kierkegaard, non c'è possibilità di mediazione, o si è l'uno o si è l'altro, aut-aut, come nell'etica pietista, in cui la giustificazione (la salvezza) dell'uomo era possibile solo attraverso un cambiamento radicale della persona (del resto, tutto il discorso di Kierkegaard è segnato dall'impronta pietista). Chissà cosa avrebbe detto Kierkegaard dei vizi privati e delle pubbliche virtù, si direbbe la confutazione lampante di un aut-aut, ma non ci è dato sapere.

Dunque il Singolo è sì completamente libero di decidere, ma questa libertà non è una cosa positiva come lo sarà per i liberali, è piuttosto un peso, una croce da portare. Ci sono uomini che comprendono bene la situazione, e cioè che la libertà è una vertigine che si schiude sulle possibilità infinite che ci si aprono davanti, e questa infinita libertà di scelta non è di consolazione, piuttosto porta all'angoscia. Libertà infinita significa timore di fronte all'ignoto, e Kierkegaard ci suggerisce l'impensabile: credere all'ignoto, cioè nel Dio che non si mostra, per combattere il timore dell'ignoto. Tutto si esaurisce nella ferma volontà di una fede eroica alla quale appigliarsi, come il naufrago si attacca alla prima cosa che gli capita sottomano, fosse anche la coda di uno squalo: Credo quia absurdum, non gli resta che credere.
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mercoledì, ottobre 28, 2009

Sofferenza estrema

Io sono stato corretto con Marrazzo, mi ha anche ringraziato (a lui piace). Io ho solo detto che casualmente è pervenuto un video alla Mondadori, un'azienda di cui io non so nulla (tant'è che è da quindici anni che non leggo un libro), un video per lui compromettente, che se fosse caduto in mano alla sinistra ne sarebbe uscito un grosso scandalo, diversamente, consegnandolo a Feltri, è stato messo tutto a tacere. Io a Marrazzo ho dato la possibilità di sputtanarsi da solo, gli ho detto testualmente: questa è una pistola, è carica, adesso vedi tu cosa ne vuoi fare, ti lascio libertà di coscienza. Questo fesso ha deciso di dire tutto alla moglie? Cazzi suoi. Piero, tu lo sai che ti sono amico, ti ho segnalato a mio figlio per un posto a La Fattoria, così in mezzo alle vacche ti rilassi, non ci pensi e ti mettiamo in camera con Veridiana Mallmann, così un poco alla volta ne esci, ti va? E dai, la figa è come la bicicletta, cribbio!... Non volevo dire questo, sono stato frainteso. Bonaiutiiiiii!

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martedì, ottobre 27, 2009

Dispassionate furniture

Ho fatto pace con Tremonti, nella villa di Arcore, dove sono stato trattenuto per tutta la giornata da una lieve forma di scarlattina. Il mio piano è attaccarla a Bossi, per poi eliminare Tremonti, con calma.

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martedì, ottobre 27, 2009

Blood from the turnips

Pigi Bersani non è laureato in economia, si è laureato in filosofia con "una tesi sulla storia del Cristianesimo, centrata sulla figura di Papa Gregorio Magno" (Wikipedia). Stando così le cose a ben diritto posso dire anch'io la mia sull'Irap, la filosofia come scienza prima, diceva Aristotele. Invece Ciccio Rutelli non ha finito nemmeno Architettura, giusto il Partito Radicale poteva dargli qualcosa da fare. Adesso Bersani tira dentro SL e arrivano al 28-29%, poi Di Pietro, e arrivano al 36-37%, poi ci aggiunge un etto di gnocca e una fetta di culo e forse forse arrivano al 40%, ma di più non si può fare. Manca un 10-12% abbondante per fare un'alternativa, mancano i voti dell'Udc che fa la preziosa (ma ci riguadagnano Rutelli), quelli della lista anticapitalista e quelli di Pannella, e allora a questo punto lancio una provocazione: perché non chiedere a Storace? Questi sono i numeri, e se ci sono rimasti gli avanzi, allora si mangiano gli avanzi (cucina povera, che ci avvicina alla gente). Ci inventiamo un governo di destrasinistra (che non è nemmeno un'idea così balzana) e via, verso nuovi orizzonti. Scherzo, la verità è che non ci sono abbastanza elettori per vincere le elezioni, da qualche parte ci deve essere una falla.

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lunedì, ottobre 26, 2009

26. Schopenhauer

Arturo Schopenhauer (1788-1860) nacque a Danzica da padre cav. del lavoro e madre appassionata scrittrice di romanzetti rosa. Il padre avrebbe tanto voluto che seguisse le sue orme per affidargli un giorno il suo catenificio, ma il figlio aveva ereditato il carattere sentimentale della madre e si decise per lo studio delle lettere. La morte prematura del padre, nel 1805, porterà i due a stabilirsi a Weimar, dove il giovane Arturo conosce Friedrich Hegel, l'uomo per il quale verrà a nutrire una vera e propria ossessione. Monomaniaco per natura, Schopenhauer comincia da subito a detestarlo, lo definisce un cialtrone, gli mette il sale nella birra, si fa promotore di un società segreta di haters, “Uccidiamo Friedrich Hegel”, che verrà a contare - mostra tutti - quasi 34.313 membri. Ma il piano per contrastare Hegel non si ferma qui, Arturo decide di diventare un grande filosofo per battere il rivale sul suo stesso terreno. Iscrittosi nell'809 a medicina, due anni dopo cambia idea e si trasferisce a Berlino per seguire i corsi di filosofia della Scuola Radio Elettra. Nell'813 si laurea a Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, nel frattempo lavora al monumentale Il mondo come volontà e rappresentazione, l'opera che nelle sue intenzioni dovrà papparsi in un sol boccone Hegel e tutto l'idealismo tedesco. Il libro appare alle stampe nell'819 ma, ahimé, non suscita alcun scalpore, a questo punto Schopenhauer comincia a masticare amaro e precipita nel baratro della misantropia: comincia a odiare l'umanità, le donne che lo prendono in giro, la società che non lo capisce, acquista un barboncino che chiama Atma (l'anima del mondo) e comincia ad amare i cani trasferendo su di essi tutto l'affetto che non vuole e non riesce a dare agli uomini e alle donne (“Chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato”). Oramai completamente perso nel suo mondo, vive di rendita e di qualche lezione che gli studenti disertano sistematicamente visto che si ostina morbosamente a tenerle negli stessi orari di quelle di Hegel. Nell'831 Hegel muore e Arturo cade in depressione, tirerà a campare fino all'851, quando decide di dare alle stampe, ma senza troppa convinzione, un libercolo di aforismi, Paregra e Paralipomena, il quale si rivelerà a sorpresa il suo più grande successo commerciale. Grazie ad esso l'umanità verrà a sapere dell'esistenza de Il mondo come volontà e rappresentazione, per Schopenhauer è l'apoteosi. Pur continuando a vivere appartato, negli ultimi anni si godrà finalmente quel successo inseguito per tutta la vita, finché un giorno si ammala e muore di pleurite fulminante (lascerà la sua biblioteca e tutti i diritti sulle sue opere ai suoi amati barboncini).

Il fulcro del sistema filosofico di Schopenhauer è la Volonta (“Wille”). Partendo da posizioni kantiane, Schopenhauer distingue il mondo in fenomeno e cosa in sé, e questa cosa in sé, cioè l'oggetto inconoscibile che si nasconde dietro al fenomeno, la identifica con una forza primeva e inesauribile che sostiene il mondo e la vita degli uomini, appunto la Volontà. La Volontà è “cieco e irresistibile impeto”, è pulsione infinita a vivere e ad agire.

“Ma domandategli [all'uomo] perché voglia o in generale perché voglia esistere; non saprà rispondere, anzi troverà assurda anche la sua stessa domanda. E con ciò viene a confessare di non essere altro che una volontà...” “miliardi di esseri, vegetali, animali, umani, non vivono che per vivere e per continuare a vivere”.

La Volontà, che è principio imperscrutabile e quindi caotico, produce per Schopenhauer anche le leggi ordinate della natura, visto che la Volontà riguarda la vita di tutti gli esseri viventi, i quali vivono pur sempre in ossequio alle leggi della fisica. Eppure questo mondo ordinato è solamente una rappresentazione, cioè un'apparenza. Prendendo a prestito un concetto dall'induismo, di cui è appassionato cultore, Schopenhauer parla di “velo di Maya” per descrivere l'appannamento che impedisce agli uomini di conoscere e comprendere appieno quella forza che li spinge a vivere, quella “cosa in sé” che rimane appunto “chiusa in sé”. La filosofia ha dunque il compito di togliere quel velo, proprio come in Platone aveva il compito di far uscire gli uomini dalla caverna.

Ma l'unico oggetto che l'uomo conosce immediatamente è il corpo, il corpo viene “sperimentato” e vissuto in prima persona, ed è proprio il corpo che costituisce il primo ostacolo alla felicità. La Volontà infatti ci impone di desiderare all'infinito, mentre il corpo è finito, il desiderio di vivere all'infinito è destinato a scontrarsi con il deperimento e la morte. E' in questo senso che la Volontà ci spinge necessariamente all'infelicità, a quello che gli esistenzialisti un secolo più tardi chiameranno “scacco”. La vita in questo senso diviene sommo dolore e il filosofo che ne ha compresa la vera essenza non potrà che essere un inguaribile pessimista.

“Dei sette giorni della settimana, sei sono di dolore e di bisogno e il settimo è di noia.”

E' dunque da questo particolare punto di vista che Schopenhauer si permette di demolire lo Spirito Assoluto hegeliano, a Schopenhauer pare strano che possa esistere un'essenza razionale che sorregge il mondo e la storia, egli ha ravvisato nel profondo dell'animo la Volontà cieca di vivere, e la ritiene una cosa sommamente irrazionale, il sistema di Hegel non è altro che una metafisica consolatoria (Nietzsche è alle porte). Anche la storia è un susseguirsi di eventi senza senso, gli errori si ripetono e non necessariamente le situazioni conducono a un miglioramento, la dialettica hegeliana è una semplice rappresentazione tra le tante rappresentazioni possibili.

Ma non tutto è perduto, perché c'è una piccola ancora di salvezza per l'uomo che vuole tentare di vivere la vita con serenità. Se la Volontà è il problema di tutto, allora si potrebbe tentare di vivere con Nolontà, cioè senza desiderare alcunché, in questo modo gli uomini potrebbero soffocare sul nascere il conflitto e raggiungere il “Nirvana” estinguendo definitivamente il fuoco della Volontà, l'unica via alla salvezza in un mondo in cui anche Dio è volontà di rappresentazione fine a se stessa (io non so se Schopenhauer avesse ragione, ma dovete sapere che Atma passava i pomeriggi a dormire anziché a crucciarsi per la fame nel mondo).
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lunedì, ottobre 26, 2009

Considerazioni a margine

Tre assegni da ventimila (forse mai incassati, però certamente emessi), più cinquemila di prestazione, che fanno in tutto sessantacinquemila euro fumati in una sola notte, io spero per Marrazzo che avesse davvero pippato. Per carità, poi uno con i soldi dei contribuenti ci può fare quello che vuole se sono suoi, altrimenti mi potrei anche arrogare il diritto di consigliare le borsette meno costose alle professoresse del Parini, però io non so cosa facesse di così straordinario questa Natalie, ma per cinquemila euro mi sarei fatto pulire pure i fagiolini (che è una cosa che mi sta troppo sul cazzo). E poi, i gusti saranno gusti, ma quelle graziose le ho viste coi miei occhi, tanto valeva mettere il rossetto e i sandali al Mago Do Nascimento.
 

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categoria: politica


lunedì, ottobre 26, 2009

Alla buon ora

Subito una grana grossa per Bersani, Rutelli minaccia di lasciare il PD: la buona notizia è che non lo farà da solo, la cattiva è che non lo farà da subito. Ma vai, vai subito, guarda che se uno se la tiene troppo a lungo potrebbero anche scoppiargli i reni, è già successo. Poi io politicamente parlando ho raggiunto già da qualche tempo il nirvana quindi mi scuserete se non ci vedo niente di male se Rutelli se ne va finalmente a fare in culo (ma lo si nota di più se se ne va oppure se resta? No, allora non va, anzi, sì, va. No, non va, no, sì, nì...). (poveretti quelli del Copasir). Onorevole D'Alema, dice Rutelli che se ne va, e si porta pure Fioroni! (e 'sti cazzi). Fiorooooniii! Qui dicono che te ne vai, è vero? (segue gustoso siparietto). La morte bianca, mi fanno venire, Die Weiße Toten. Insanabili divergenze tra i cattolici teocon e la socialdemocrazia emiliana, tra la via Emilia e il Grest, Don Giussani is not amused.
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categoria: politica


domenica, ottobre 25, 2009

A day at the bocciophila

Fatto, ho votato e non ho avuto alcun problema ai seggi, ero alla Brown University di Providence e ho votato via internet assieme a Prodi, una volta nel seggio di Como per Franceschini, la seconda a Milano per Bersani, la terza a Roma per Marino. Effettivamente hanno fatto un po' di casino con le tessere, anche Franceschini si è confuso e ha votato due volte per Bersani. Comunque questa è l'ultima volta che faccio finta di votare alle primarie, per questa volta passi, però poi la smettete e vi mettete seriamente a lavorare, promesso? (gli exit poll dicono Bersani al primo turno, Bassolino avrà votato tre volte). (votano anche i cingalesi, non vale). (a Franceschini è mancato il voto di Marrazzo).

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categoria: satira


sabato, ottobre 24, 2009

I am a bird now

E così anche Marrazzo mi sarebbe caduto sull'uccello, ma guarda un po', grande scandalo a palazzo ma anche grande solidarietà, da parte del mondo della politica e della stampa tutta, escluso Il Giornale, che oggi titola a tutta pagina con la consueta sciccheria: A MARRAZZO PIACE IL CAZZO. Festino a base di coca e pezzolone per il Governatore del Lazio, ora la sinistra cade sul sesso: la solidarietà di Lapo Elkann*. L'avevano detto che quella campagna moralizzatrice gli si sarebbe ritorta contro al PD, se invece di farsi passare per i santarellini che non sono si fossero dati un taglio più libertino, a questo punto neppure ci sarebbe lo scandalo. Transwomen = women, senza mezze misure, e invece no, sempre a menare il bigolo con la morale per tenersi buoni Bindi, Follini e Castagnetti, che per assurdo fa meno scandalo Mastella... ciucciatevi il calzino (turchese). (per inciso, Marrazzo vota Bersani).
 

(thanks to Diderot)

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categoria: politica


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