martedì, gennaio 31, 2006

Frustration, svalutation, isolation

Poi la scheda non l’ho nemmeno toccata, credo che qualcuno stia inquinando i miei umori vitali. Mi sento una bega locale. Sono insoddisfatto. Frustrato. Mi sento isolato. Sono fuori dal giro che conta. Dopo la lettera aperta al Comune di Fino Mornasco hanno pulito un marciapiede. La prossima volta ne scrivo due, così puliscono anche l’altro. Vien voglia di fare una guerra. Invidio chi dà scacco all’Iran in tre mosse.

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categoria: como, vitae


martedì, gennaio 31, 2006

Pessimismo serale, così, per non perdere l’abitudine

Lo sapete che sono un bipolare? Beh, oggi la polarità è negativa. Obiettivi per oggi: finire la scheda su Croce, una vera croce per chi non ha voglia di finirla. Al momento, tutto scorre troppo lento, non so che dirvi. Bah, vediamo come butta dopo mangiato.

Altan: “Noi con le nostre beghe locali, mentre il mondo è là fuori, immenso e schifoso”.
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lunedì, gennaio 30, 2006

Stalker, ovvero, del come essere pubblicato su Tocque-Ville sotto mentite spoglie

Sapete che scrivo qualcosa per "Vivere e morire a Como", no? Beh, il capo di questo sito è iscritto a Tocque-Ville, ragione per cui il mio ultimo post su Como (pubblicato su "Vivere e morire a Como") è finito su Tocque-Ville, tra un post di Ottimaster e uno di Orpheus. Direi che la cosa è molto divertente: state attenti tocquevilliani, che qui si è infiltrata pericolosa rogna socialdemocratica, nella migliore delle ipotesi, rogna che voterà a sinistra. Sono qui che sghignazzo sommessamente, giusto perché è tardi, e il regolamento condominiale parla chiaro.
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categoria: como, tocque-ville


lunedì, gennaio 30, 2006

Dove va a finire la neve (lettera aperta al comune di Como e derivati)

C’è quell’adagio filosofico, prima ancora che scientifico, che recita “nulla si crea e niente si distrugge”, che sarebbe a dire che la quantità (di qualsiasi quantità si tratti) rimane sempre la stessa, e le cose che nel mondo accadono sono alla fine gli aspetti di una trasformazione continua dei medesimi elementi.

Ecco, questa massima così filosofica si applica bene alla materia, la morte sua. E se la neve è materia, allora l’amministrazione comunale dovrebbe sapere che la neve che toglie dalle strade da qualche parte va a finire, e quando va a finire, solitamente finisce sui marciapiedi. Si tratta di mezzo metro di neve, anche di più, e va a finire sempre lì, sui marciapiedi.

Ora, è chiaro che la civiltà moderna non può fare a meno delle automobili, è cosa buona e giusta che le strade asfaltate siano le prime a godere delle cure comunali - vogliamo rovinarci la meccanica all’Audi? - è chiaro anche che di fronte al problema del traffico l’amministrazione comunale non può che incoraggiare l’uso dei mezzi pubblici. Detto questo, risulta chiarissimo che la neve spazzata dalla strade si accumula in preferenza sulle pensiline, e che al cittadino volenteroso è di fatto preclusa – p-r-e-c-l-u-s-a - la possibilità di recarsi nel luogo deputato all’attesa del servizio pubblico.

Domani credo che indosserò quelle salopette gommate che usano i pescatori di trote, credo che sia l’unico sistema sicuro per nuotare agevolmente da casa alla fermata del bus, e viceversa, nella speranza che il Comune, questa sorta di leviatano dal volto umano, questa entità mitica e misteriosa così vicina alle istanze del cittadino, capisca alla fine che non tutti i cittadini sono automobilisti. Lo so che è difficile, ma uno sforzo si può fare.

Li vogliamo pulire questi marciapiedi? Mi rivolgo al comune di Como e di Fino Mornasco. Al momento, l’iniziativa privata si limita a pulire “il privato” intasando “il pubblico”.

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lunedì, gennaio 30, 2006

C'est la vie

Strana la vita, una volta era Berlusconi a dover leccare le caloscie a Martelli. Come passa il tempo, esempio spietato di nemesi.
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categoria: berlusconi


lunedì, gennaio 30, 2006

Tendenza alle sbornie e al comunismo, ovvero, paure totali

Io sono una fobica, ho persino paura delle aspirine. Figurarsi la marijuana... (Alessandra Mussolini, leader di Alternativa Sociale).

Anche io ho paura degli aerei, e in effetti stavo giusto preparando un disegno di legge per proibirli, e per non parlare del bianchino, mi lascia un'acidità... vogliamo proibire la fermentazione dell'uva bianca, eh? Ho paura anche delle donne... per non parlare dei comunisti.

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categoria: politica


lunedì, gennaio 30, 2006

Broom Broom

Come già avevo letto sul Riformista, la Fiat ritorna in utile, sul dilettevole c'è ancora da lavorare.
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categoria: mr liberism i suppose


lunedì, gennaio 30, 2006

Spinelli nell’armadio

Vabbé, faccio outing. Non mi sono mai fatto uno spinello e sapete che mi sta proprio qui (lì, insomma, fate voi, a piacere) l’uso ideologico che ne fanno i centri sociali okkupati. E adesso mi sento anche un po’ fuori tendenza: prima Casini, ora anche Fini, questa destra non è più quella di una volta.

Sì, mi sono fatto uno spinello. È stato durante un viaggio in Giamaica. Devo anche dire che sono rimasto rintronato per due giorni (Fini da Fabio Fazio)

Insomma, il censore se le canta e se le suona, ma si è preoccupato di non varare una legge retroattiva.
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categoria: politica


domenica, gennaio 29, 2006

La fantasia al potere, eh?

Sto lavorando alla famosa scheda su Croce per forma-mentis.net, sono tutto concentrato sul fatto che ogni giudizio è un giudizio storico. Nel frattempo Fo non ce la fa e Milly Moratti raccatta il voto di qualche interista devoto. E’ Ferrante a scaldare i cuori dell’elettorato di sinistra… di seguito il programma:

In caso di vittoria alle elezioni comunali, ha annunciato che nella sua Giunta potrebbe esserci spazio per un assessorato all'immigrazione. Per aumentare la sicurezza si dice d'accordo con la proposta dell'attuale prefetto Gian Valerio Lombardi di creare delle squadre speciali nelle periferie.
La sua ricetta per risolvere l'emergenza traffico è la seguente: targhe alterne quando c'è troppo smog, ma anche interventi sulla sosta selvaggia e tram e autobus più frequenti. Non prende in considerazione, almeno per ora, invece il ticket di ingresso, già introdotto da Londra e di cui si parla da tempo.

Di questi tempi ci si scalda con poco, ma sarà che di veri avversari non ce n’erano, solo nani e ballerine (sono così piccolo da potermi permettere certe battute).

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categoria: politica


domenica, gennaio 29, 2006

Isteria prematrimoniale

Ma, come? Io avevo già preparato le bomboniere, tutta una cosa a forma di rosa, e il pugno con dentro la RU 486. Adesso devo votare proprio i Ds allora? Che carognata.
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categoria: rosanelpugno


domenica, gennaio 29, 2006

Como, Texas/2

Mah, forse viro verso il facile moralismo sul finale, ma tant’è, questo passava l’ispirazione. E’ che proprio non sopporto ‘sto pretino tedesco, lo so, mi farò del male con questo anticlericalismo di nicchia, mi rodo il fegato per niente. Ma quei mocassini di Prada gridano vendetta. Deus caritas est, dicevano… (ma sono mocassini poi? Boh, suonava bene, ce lo lascio).
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sabato, gennaio 28, 2006

Lolitismo e sturm und drang

Ho rivisto "Leon" poco tempo fa, e vi dirò che la mia propensione al lolitismo disperato (tutto letterario, non sessuale, che qui occorre puntualizzare, per carità), mutuata dalla sacra lettura di Nabokov (al massimo mi sono innamorato di una diciassettenne, straordinaria creatura, che allo scadere del diciottesimo mi ha mandato a fare in culo per mio scrupolo anagrafico), ne è uscita completamente soddisfatta (stenderei grandi tappeti rossi a Natalie Portman, le passerei sopra ripetutamente, e anche sotto, e di lato). Sarà che l’occidente cresce gli eterni fanciulli (sarà che in oriente sono tutti maturi?), sarà che l’infante è tentato da tutti questi aggeggi moderni che gli impongono di giocare e giocare e giocare… sarà che l’adolescenza, come spesso accade, sbatte prima o poi contro il sangue e l’angue, sarà, ma tutto questo esalta la mia sturm und drang.

Si ascolti anche “la guerra è finita” dei Baustelle, esempio insuperato di disperante melodramma adolescenziale in forma pop (sulle prime pensai a un ritorno in grande stile di Garbo, il cigno di Lomazzo).

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categoria: musica, letteratura, vitae


sabato, gennaio 28, 2006

Non si finirĂ  mai di credere

Mi chiedo come farà l’uomo a dirsi sicuro di aver incontrato Dio anche il giorno di un ipotetico Giudizio Universale. Come farà l’uomo a capire se quel Dio che si manifesta non sia un Dio ingannatore, e che magari l’inganno è proprio “il bene”, secondo una categoria del bene a noi sconosciuta? Ecco perché non riesco a concedermi alla fede, perché è una questione che non riesce a riscattare la promessa di verità assoluta di cui si fa portatrice. La forma del Dio in cui si vuole credere lascia aperto uno spazio infinito di infinite variazioni indecidibili. Anche se il Giudizio Universale mostrasse il volto di Dio, nulla potrebbe impedire al dubbio di farsi largo e domandarsi se quel volto è realmente il volto di Dio.

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categoria: fede


sabato, gennaio 28, 2006

Sono moderatamente soddisfatto

Una quarantina di visitatori al giorno, già. Se fossi più abbiente organizzerei una lotteria, un premio fedeltà. Con quaranta visitatori al giorno una rivoluzione non si può fare, un partito men che meno. Però dite la verità che si sta bene qui, eh? Quando sono in vena faccio pure ridere (è un periodo che non sono in vena), questo è un think tank alla mano, mica quelli di Magna Carta. Qui potete fare briciole, però si fa alla romana: nel caso, ve le raccogliete voi.
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categoria: blogosfera


sabato, gennaio 28, 2006

Ma Dio esiste?

Dall’intervista di Severino sul Corriere.

Deluso professore dell’enciclica papale?
“Se cominciassimo a fare un discorso diverso dalla propaganda della fede, dovremmo dire che il Papa ha si individuato l’avversario giusto, ma questo avversario ha tutti i titoli per mettere fuori combattimento la tradizione alla quale il cristianesimo appartiene.”


La citazione di Nietzsche porta il papa ad altre conclusioni.
“Ma il pensiero del nostro tempo prevale e ha diritto di prevalere. Dopo avergli dato una mano, si tratta però di mettere in questione il terreno su cui si scontrano i due avversari: la tradizione, in cui primeggia il cristianesimo, e la contemporaneità che lo distrugge. Nell’uno come nell’altro caso si pensa che le cose siano oggetto della volontà di potenza, di un dio o degli uomini. E’ questa volontà a unirli. Certo: l’amore terreno separato dal divino è errore, violenza, depravazione. Ma Dio esiste? Se si sorvola su questa domanda, i conti tornano. Ma Nietzsche non sorvola. E i conti bisogna farli con Nietzsche (e non solo con lui).”


Per Severino è la volontà ad essere errore, che sia volontà di Dio o volontà dell’uomo: volontà di potenza sulle cose, la potenza del Dio, o la potenza dell’uomo. Si sa che Severino intende la realtà come un destino necessario, il progressivo apparire degli eterni, che, in quanto eterni, sono già da sempre. Comunque sia, tutto questo discorso filosofico personale solleva quelle questioni che un discorso di fede, se non tralascia, risolve con la volontà di credere. Ma la volontà è veramente libera di creare dal nulla le cose? Secondo Severino no, e siamo tutti nell’errore, e io nell’errore ci sguazzo perché è destino che ci sguazzi.
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categoria: filosofia


sabato, gennaio 28, 2006

Tira meno un pelo di polis

Smetterò di interessarmi alla politica quando troverò la morosa. Non disperate, sarò dei vostri ancora per molto. La vorrei normale, nature, anche un po’ morbida, mi esalta la pantofola e il pigiamino, e i lunghi, caldi, languidi abbracci, e strofinii vari, e un divano dove approfittare dei corpi. Tutta lì la mia idea di felicità: un pigiama party per due.

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sabato, gennaio 28, 2006

L’agenda Giavazzi

Uh, ho trovato la famosa agenda Giavazzi. Incollo subito il punto che mi stuzzica di più, il punto 5.

5) Per osservare un mercato del lavoro che funziona bene, dove i giovani trovano lavori veri, non il precariato, e c'è poca disoccupazione, non è necessario andare Oltreoceano e copiare l'«odioso liberismo americano». Basta studiare la Danimarca, il Paese che protegge chi perde il lavoro più di ogni altro al mondo, e ciononostante ha pochi disoccupati, dimostrazione che un mercato del lavoro efficiente non richiede necessariamente di essere brutali con chi non trova lavoro. La Danimarca c'è arrivata eliminando qualunque ostacolo ai licenziamenti, soprattutto togliendo di mezzo i giudici e il diritto di chi è licenziato ad appellarsi ad un tribunale. E così le imprese danesi, sapendo che sbagliare un'assunzione non è un dramma, assumono. Certo la Danimarca non è il paradiso: capita anche che qualche imprenditore cattivo licenzi un dipendente solo perché è iscritto al sindacato. Ma neppure questo è un dramma perché i sussidi di disoccupazione sono generosi e durano tre anni. Però si perdono immediatamente se l'Agenzia del lavoro trova un posto adeguato ed il disoccupato lo rifiuta. Chi si impegna ad adottare il modello danese?

Ah sì, “l’odioso liberismo americano”, sì, giusta mossa, cerca un po’ di complicità. E poi “un mercato del lavoro efficiente non richiede necessariamente di essere brutali con chi non trova lavoro”. Sacrosanto, sì, sacrosanto. Poi arrivano le indigeste: “la Danimarca c'è arrivata eliminando qualunque ostacolo ai licenziamenti”. Ah... però c’è subito il contentino: “così le imprese danesi, sapendo che sbagliare un'assunzione non è un dramma, assumono”. Beh, allora… al limite va bene. “Certo la Danimarca non è il paradiso: capita anche che qualche imprenditore cattivo licenzi un dipendente solo perché è iscritto al sindacato.” Oh, cazzo. Ma ecco che ci infila la consolatio: “Ma neppure questo è un dramma perché i sussidi di disoccupazione sono generosi e durano tre anni.” Ah… però. “Però si perdono immediatamente se l'Agenzia del lavoro trova un posto adeguato ed il disoccupato lo rifiuta.” L’inculata finale.

Prima di tutto, a chi spetta valutare se il posto è adeguato? E se per me non lo è? Dove le mettiamo le libertà individuali? Eh? Tanto a vantarsi delle libertà individuali e poi quando si tratta di valutare se un posto è adeguato la valutazione non riguarda la volontà dell’individuo? E se un tizio mi licenzia arbitrariamente, la mia libertà individuale dove va a finire? Ah, facile così. C’è sempre un principio che fa da pietra tombale, ma si da il caso che le regole già battezzate come definitive sono le prime a menare rogne.
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venerdì, gennaio 27, 2006

Apocalittica

- Uomo del destino, Unto dal Signore?
- O il Superuomo, l’Ubermensch. Solo che in Nietzsche c’era la paranoia, il delirio. Berlusconi è un visionario in una cosa sola. Ha capito che la democrazia classica è finita, nell’era della Tecnica, che pone problemi troppo complessi all’uomo medio: il nucleare, le Opa, l’Ogm. La democrazia è finita per incompetenza. Decidiamo su ciò che non sappiamo. Berlusconi ha capito che la democrazia si sostituisce con la retorica. Perché la retorica persuade senza dimostrare.
(Umberto Galimberti sull’Espresso).

Beh, sì, Galimberti è sempre un po’ apocalittico.

“La democrazia è finita per incompetenza.” Più che altro mi domando se sia mai iniziata, nel suo senso etimologico assoluto, e se sia realmente praticabile in questo senso. Diciamo che la democrazia è prima di tutto un luogo in cui valgono certi valori, poi, che sia davvero il governo del popolo davvero consapevole fino all’ultima goccia, beh…

“Decidiamo su ciò che non sappiamo.” E’ vero, però è anche vero che potremo imparare a sapere.

“Berlusconi ha capito che la democrazia si sostituisce con la retorica.” Certo, ma non solo lui. A volte penso che si guardi al presente come se realmente un tempo fosse esistita un’età dell’oro. La democrazia è un tendere, un andare verso, qualcosa in divenire, si diceva. La democrazia dei greci era già nata con il suo fardello retorico.

E poi fare paragoni tra Berlusconi e Nietzsche… qui si fa apocalittica.

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categoria: democrazia, berlusconi


venerdì, gennaio 27, 2006

In campana

Ci sono questi sondaggi che non vorrei facessero la fine di quelli palestinesi.
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venerdì, gennaio 27, 2006

L’eros degradato a puro sesso

Nonostante il titolo, questo post di Malvino è stato pubblicato nella posta del Riformista di oggi. Lo trovo impeccabile:

Caro direttore, io credo che "l'eros degradato a puro sesso" non è detto che debba necessariamente diventare "merce, una semplice cosa che si può comprare e vendere": può anche essere reciproca e rispettosissima gratuità. E' difficile però spiegarlo a chi ha passato una vita tra seminari e biblioteche e ritiri spirituali, [nella spietata carriera che porta l'intelligenza al calduccio sotto il camauro]. Lì l'eros arriva solo nell'esperienza di seconda mano, la fornicazione e la pornografia che si ascolta nel confessionale: il che presume il senso di colpa che ve la conduce.

La parte tra parentesi, sul Riformista, non c’era (e nemmeno la foto, che peccato...). Comunque vedo che c’è delusione attorno all’enciclica. In effetti è la stessa delusione che provai leggendo l’opuscoletto di MicroMega, “Dio esiste”, quel dialogo con Flores d’Arcais. Tutto piuttosto molle.
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categoria: cose di chiesa


venerdì, gennaio 27, 2006

Sto a casa

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categoria: como


giovedì, gennaio 26, 2006

Fare l'amore col rumore

People are fragile things, you should know by now
Be careful what you put them through
People are fragile things, you should know by now
You'll speak when you're spoken to

Attualmente, al numero uno. "Munich" degli Editors. Ascolta qui.

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categoria: musica


giovedì, gennaio 26, 2006

Como, Texas

Il mio amico di Vivere e morire a Como reclama il suo articolo settimanale su Como. Sinceramente, non ho nulla da dire. La città mi nausea. Oggi, per esempio, in allegato alla Provincia (un tremendo fogliaccio locale) c’era l’enciclica del Papa (per il Papa i soldi li sganciano, per le grandi mostre – prossimamente Magritte - una trafila lunga come un rogito). E in periferia tutti a farsi il porto d’armi. Como è così, tutta Papa e legittima difesa. E’ come il Texas, ma più freddo.
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giovedì, gennaio 26, 2006

Scopare

La cosa che mi dà più fastidio è senz’altro avere gente che scopa attorno a me. Non è che mi scopino davanti, semplicemente io so che vanno a scopare. E’ che sono invidioso, sono in astinenza da un considerevole lasso di tempo e ho dimenticato le ultime pene d’amore, sarebbe tempo di procurarsene di nuove, no? Questa cosa dell’invidia mi uccide, mi prostra e mi abbatte, mi riduce a una larva nullapensante. Quelli scopano, io no. No, dico, io, forma mentis in persona, niente. Quelli non sanno niente di pacs, se ne fregano di Severino e delle battaglie civili, e intanto scopano. In tutto questo c’è qualcosa di molto sbagliato e ingiusto. Se solo non mi girassero attorno… giuro che vado a vivere in una caverna, sempre che ci arrivi internet.
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categoria: vitae


giovedì, gennaio 26, 2006

Niente pacs per gli eterosessuali

Per inciso, a proposito di «zapaterismo» (all'italiana), non sarebbe bene, sfidando il conformismo di sinistra, dire una buona volta che i Pacs sono una giusta soluzione per le coppie omosessuali mentre per quelle eterosessuali sono invece una solenne sciocchezza? (dall’editoriale di oggi di Panebianco).

Ecco dove l’avevo sentita… gli eterosessuali hanno già il matrimonio, che diamine, più patto civile di questo! E allora l’esempio di Grillini a Casini, quello che spiegava il senso dei pacs nel caso delle due sorelle sole che avevano deciso di vivere assieme ecc ecc.? Sposiamo le sorelle.

Il PACS (Patto Civile di Solidarietà) non rivolto solo alle persone omosessuali: è uno strumento a cui possono accedere anche le coppie di sesso diverso che non vogliono contrarre matrimonio ma preferiscono una regolamentazione più snella e leggera per il loro rapporto. Per i gay e le lesbiche rappresenterebbe la prima forma di riconoscimento giuridico delle proprie unioni.

E lì il punto: se mi fai la regolamentazione più snella come faccio io a inchiodarti nel ruolo familiare? Se la regolamentazione è più snella, allora posso scappare senza passare dalla separazione e dal divorzio. Il colpo di grazia al matrimonio. Insomma, il matrimonio, più che il coronamento di una unione, deve essere un deterrente alla fuga. Sarà per questo che è in crisi anche senza i pacs.

Ma se ho capito male ditemelo. Comunque le tendenze che se la giocano sono sempre quelle: resistere e cedere. Il matrimonio ha già ceduto, resistere non servirà a nulla. E il cosiddetto “zapaterismo” non è un capriccio, un dispetto, uno scherzo anticlericale fatto ai clericali, è in realtà un assecondare la naturale evoluzione della società.
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categoria: pacs e dico


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