Ci vuole un post serio. Il problema di questa nostra destra, lo sappiamo tutti, è che dialoga volentieri con la suburra. Da un lato le solenni dichiarazioni di principio ispirate ai più alti valori del liberalismo, dall'altro le azioni dimostrative ad usum populi, per cercare e mantenere il consenso, e la sinistra passa per fessa perché non abbaiare al popolo è cosa vista come puzza sotto il naso da radical chic. Perché ad esempio ce l'ho tanto con JimMomo? Perché lui è l'esempio tipico di questa destra (e con lui anche TV, al netto di quelli che si danno arie da signori), cioè mezza liberale e mezza assetata di sangue: Pattugliare e sparare! Tolleranza zero! Alemanno si incula Rutelli tra gli applausi dei passanti! Continui così, e invece di un moderno stato liberale ti ritrovi al Circolo de Capocotta (cosa che in effetti siamo in questo momento). Questa destra rischia davvero di tenere unito il paese per il verso peggiore (e dico "rischia" per cortesia), suscitando e cavalcando la rabbia del nord come quella del sud (altro che liberare le energie positive!), e le va bene finché ad alimentarla c'è la coperta di Linus dell'immigrazione clandestina che fa da pastura per il suo sottobosco di cittadini tranquilli che vogliono menare le mani.
Ora, due sono le vere ermgenza cui dobbiamo far fronte: il primo sono gli stranieri (e qui già ci si sta muovendo), e il secondo sono i napoletani. Non esiste il problema rifiuti, o meglio, il problema rifiuti è conseguenza fatale di un altro problema ben più antico, cioè i napoletani (un caso specifico della più ampia questione meridionale). Non è per fare del facile razzismo, ma ammettiamolo, con questa storia che siamo tutti italiani, con tutti gli occhi puntati sugli stranieri, si aggiunga il buonismo imperante che oramai ammorba l'intero arco politico e costituzionale per cui oggi si tende a considerare il napoletano (e per osmosi anche il terrone) una persona come tutte le altre... tutto questo porta al disastro attuale. Dobbiamo avere il coraggio, osservando laicamente la realtà delle cose, di capire che la vera palla al piede, oggi come ieri, sono i terroni. No, non storcete il nasino, voi non avete il coraggio di ammetterlo, ma è così. Si rimprovera sempre a George Bush senior di essersi fermato alle porte di Baghdad, di non avere finito il lavoro, ebbene, con i terroni lo stesso: non abbiamo mai finito il lavoro perché nessuno lo ha mai cominciato. Bisogna che qualcuno lo incominci (e ci metto dentro anche i romani, che radio radicale me pare uscita da un firm de Tomase Millian, ci manca solo Bbombolo). (dico, siete italiani, avete studiato, ma parlate italiano, cazzo).
[disemo basta ai meridionali, vota Partito Nasional del Triveneto: anca i can xé stufi di tute ste raze forestere!]. ["E il Piave mormorò, non passa lo straniero!", zum zum].
[in questo post c'è talmente tanto sarcasmo che tra un po' faccio il giro e mi iscrivo al KKK].
Via Malvino, le ultimissime sull'Alitalia (giusto perché poi sembra che sono tutti coglioni tranne loro). (dice... ma 'sto cazzo di prestito non è che poi ci finisce a noi sul groppone? Ma no, figurati, abbiamo tutto sotto controllo... Alitalia sta benissimo: il paziente è morto). (e qui aspetto i nuovi galoppini del Cav. al giro di boa).
«Non vogliamo razze straniere - ha detto il vicesindaco - oggi chiedo un salto di qualità: avere come amico dell’uomo i cani e le razze che avevano i nostri progenitori. Vogliamo quegli amici dell’uomo che accompagnavano i nostri agricoltori e rispettavano l’economia floreale».
A Milano invece deportano clandestini utilizzando gli autobus blindati, primo atto della lunga e difficile battaglia contro il crimine. Prossimo giro i collettivi della Sapienza con JimMomo in tenuta antisommossa a guidare lo sgombero, state in campana (io resto a guardare, mi manca l'analisi e poi non c'ho l'elmetto).
Invece oggi sull'autobus la primavera del Botticelli. Peccato che poi si brambillizzano, si mettono un paio di scarpe a punta e diventano cassiere in una filiale del San Paolo, e lì è praticamente finita (la dieta, la fitness, il divorzio, ecc. ecc.).
C'è il Papa che esprime gioia per il clima politico. Ciò che conforta - ha aggiunto - è che tale percezione sembra allargarsi al sentire popolare, al territorio e alle categorie sociali (te lo raccomando il sentimento popolare...). Contento lui. Diciamo allora che questo è un po' quel sigillo di garanzia, quella prova provata che questo è veramente il migliore dei governi possibili: siamo in buone mani. (tra l'altro pare che il sentimento popolare, a detta del pontefice, sia davvero intenzionato a fare un tagliando alla 194, se ne parla al circolo del golf).
Gli autobus non sarebbero così male se non dovessero fermarsi a caricare altre persone.
Prendono su gente incredibile. Sono una specie di camion della nettezza urbana.
(Daniele Luttazzi, “La castrazione e altri metodi infallibili per prevenire l'acne”).
Salgo sull'autobus e complice questo tempo di merda subito mi assale la puzza di questa gentaglia che non si lava, di questi negri e di queste sguattere uzbeche e kazike, dei cinesi che sanno di cipolla, degli operai rumeni che tornano dallo stupro, degli indiani che sanno di curry, dei sudamericani coi capelli unti: ma chi vi ha chiesto qualcosa? Ma che cazzo ci fate sul mio mezzo pubblico? Tocco i sostegni impiastricciati dalle loro ditate, mi siedo sui sedili impregnati del loro sudore, ma che devo fare io, devo mettermi i guanti? Io non sono razzista, ma cercate di capirmi... la prossima volta porto un secchio così almeno vi lavo la faccia (ma dove sono andati finire gli italiani? Io che quando scendo sono solito lasciare €50 di mancia all'autista: toh, pagati la rata della macchina, pezzente).
[vado bene come cittadino italiano contemporaneo? Ci si sente più sollevati a seguire le mode].
Io sarei anche un po' stufo di 'sta storia che "la gente non ne può più". Ma la gente chi? Chi l'autorizza 'sti bischeri a parlare a nome di tutti? Anzi, chi autorizza questi minus habens a parlare di "noi italiani", intendendo che io dovrei avere qualcosa in comune con loro? Ma stiamo scherzando?
Claudio il noncuggino
[se guardate bene, c'è un frame dove c'è Punzi che sta pattugliando e sparando]
"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.
Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano. In via Macerata. Perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino, mi dice l'amico mio. Venerdì, verso mezzoggiorno, ci vado. Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: "Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ripasso il pomeriggio e quello mi dice: "Scusa. Non fatto in tempo. Torna domani". Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto".
"Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell'alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l'avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?".
Dico a voi, liberali (mi metto nei panni del poppolo sovrano), davvero credete che con questa crisi e con la gente che non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese a noi importi davvero delle tiratine d'orecchie della Spagna e di Amnesty International (non siamo xenofobi, siamo solo stufi degli stranieri), quelli vogliono l'olocausto nucleare e davvero credente che a noi importi del vostro lavoro di fioretto sul garantismo e sui diritti civili, voi che difendete i clandestini e i criminali mentre l'Italia è allo sfascio, voi che vi perdete sui distinguo tra chiesa e stato laico mentre abbiamo solo bisogno di credere in qualcosa che ci salvi da tutto questo sfacelo?... dico a voi: siete proprio dei candidi. Ma che significa "liberalismo"? Parlateci terra a terra, dateci un lavoro fisso e un po' più di soldi a fine mese, e la sicurezza di sentirci padroni a casa nostra: ma che ci frega a noi della letteratura? (se mi toccano Rete4 divento una bestia).
"Mom and pop
They will fuck you up...
For sure"
(Sax & Violins, Talking Heads)
Ripeto, a giorni governo e petrolieri si metteranno d'accordo per il bene del paese e abbassaranno il prezzo della benzina, in più, uno dei petrolieri più famosi d'Italia si permette di pagare due allenatori e due staff tecnici per farne lavorare uno solo: chi l'ha detto che i capitalisti sono egoisti? (c'è anche da dire che io non potrei permettermi tanta generosità, anche le virtù hanno il loro prezzo).
Ma agli italiani che liene frega di Rete4 e di Emilio Fede? Piuttosto domandiamoci che fine faranno le repliche del Tenente Colombo.
Il più grande razzista di tutti i tempi? Wernher von Braun.
[ahahahahahahahah].
C'è qualcuno che da un po' di tempo mi sta seguendo dal Ministero della Giustizia, che devo fare, mi devo preoccupare?
Sicché, mentre il paese civile è finalmente pacificato e si festeggia la luna di miele tra i petrolieri e i consumatori, c'è ancora qualcuno che non ha capito niente e preferisce ritornare a darsele di santa ragione. E non eh, non va mica bene, non si fa, questo è il prezzo che dobbiamo pagare al bipolarismo: i movimenti non andavano esclusi dalla rappresentanza parlamentare, qui invece ci sta tutta la differenza che passa tra una zuffa da condominio e la nobile arte della boxe, ci si può pestare solo in Parlamento (un minimo di organizzazione, e che cazzo).
(Sono stati i comunisti! No, hanno cominciato loro! Ricordare le Foibe ai comunisti! Sì, prova tu ricordare le leggi razziali a quelli di Forza Nuova, gente che si vanta del fascismo!). (ecc. ecc.).

[detto questo, l'ultimo dei Coldplay non è poi malaccio, si poteva fare peggio]
Son tempi che per fare i brillanti rischiamo di riabilitare anche Almirante.
Il deputato Emanuele Fiano (Pd), infatti ha letto delle frasi di un testo di Giorgio Almirante pubblicato nel maggio 1942 sulla rivista "La difesa della razza". Un testo in cui l'ex leader dell'Msi, fra l’altro, poneva la necessità di «porre un altolà ai meticci e agli ebrei». Fiano è intervenuto a inizio seduta, affermando di aver «visto dei manifesti a Milano, la mia città secondo cui noi italiani dovremmo essere orgogliosi di Giorgio Almirante, di cui dovremmo ricordare la figura. Voglio farlo anch’io leggendo un suo testo autografo pubblicato il 5 maggio 1942 sul periodico "La difesa della razza", di cui l’ex leader del Msi era vicedirettore». Dopo aver letto il breve testo sul razzismo, Fiano ha concluso: «Ringrazio chi ha avuto l’idea di dedicare una strada a Giorgio Almirante per non dimenticare. In effetti noi non lo dimenticheremo mai...».
La risposta, immediata, è stata di Gianfranco Fini, che di Almirante fu un fedelissimo: «Credo che a lei faccia piacere, onorevole Fiano, se dico che sono certamente vergognose le frasi che lei ha letto e che esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quell’epoca tragica albergava in tanti e troppi esponenti che in alcuni casi si allocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche».
Peccato che dei suoi Fini non dico sia l'unico, ma quasi (Alemanno docet).
"Tre giovani all'ospedale: due di destra e uno di sinistra". E poi dicevano del disimpegno (ma sono sicuro che anche qui non c'entra la matrice politica, saranno solo dei balordi che hanno alzato un po' il gomito e hanno preso incontro a uno zigomo).
[nonsolo Hakàrl]
Oddny Sturludóttir è una donna di 31 anni e ha due figli. Mi racconta di una sua amica di 25 anni che ha avuto tre bambini da un uomo che subito dopo dopo l'ha lasciata. "non è affatto in crisi", spiega Oddny. E' ottimista e si sta organizzando per conciliare la vita di madre con il lavoro". [...] Questa, a sua volta, è il risultato di una società che ha come primo obiettivo quello di crescere bambini sani e felici, in famiglie aperte e numerose. Un simile modello sociale è in parte eredità della cultura vichinga. Come mi ha spiegato una nonna con diversi nipoti, incontrata durante il mio primo viaggio a Reykjavik, "quando i vichinghi andavano per mare, le donne prendevano il comando della comunità e facevano figli con gli schiavi. Al loro ritorno, i vichinghi accettavano i nuovi nati come se fossero figli loro". [...] "Qui le famiglie patchwork sono una tradizione", spiega Oddny. "E' normale che le donne abbiano figli da uomini diversi. Alla fine, però, fanno tutti parte della stessa famiglia". Il caso di Oddny non è una rarità. I compleanni dei bambini sono festeggiati non solo dai genitori, ma anche di loro partner, da tutti i nonni e dal legioni di zii e di zie. [...] Agli islandesi piace definirsi pagani. ("La dolce vita degli islandesi", John Carlin, El Pais Semanal, Spagna, Internazionale).
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht)
Ve lo dovete seguire il dibattito sul nucleare in corso su La7. In studio Chicco Testa, Bersani e il ministro Matteoli. Servizio sulla dismissione di una centrale nucleare in prov. di Matera: un tubo di smaltimento perde materiale radioattivo in mare, tolgono il tubo e lo abbandonano ai bordi della strada, adiacente a un campo di fragole. Sentenza di condanna per inquinamento ambientale, 15 gg (il codice non prevede il reato di inquinamento radioattivo), solita storia di cialtroneria italica. Si rientra in studio, commento lapidario del Ministro delle Infrastrutture: "ma voi non dovete mostrare queste cose in televisione, si innesca dell'inutile allarmismo". Bersani (prudente, tanto prudente che non si capisce, il PD sputato) sorride e si gratta la testa, Chicco Testa insiste: se andiamo avanti così, il vero disastro sarà l'inquinamento prodotto dalle centrali termoelettriche e la fine dei giacimenti di combustibile fossile (qualcuno gli farà notare che probabilmente anche l'uranio finirà entro trent'anni). Io che penso? Penso che il problema non sia tanto la centrale atomica in sé, quanto gli uomini chiamati a gestirla, come posso io fidarmi di gente che sotto i proclami e alla nerbatura decisionista ad usum populi, niente? Nella mia visione malata del cosmo penso che una centrale atomica sia qualcosa di più pericoloso rispetto all'attuale processo di disgregazione dei valori, mi sbaglierò... e allora chiamatemi stupido.
Ah certo, di qualcosa bisogna pur morire, e poi il classico argomento consolatorio: nel frattempo il progresso tecnologico risolverà per noi la questione, si sa, con i cacciaviti in mano fan miracoli. Ecco, Dio non voglia (per carità, un dio rigorosamente deista) che la fabbrica dei miracoli ci lasci a piedi dalla mattina alla sera.
Tra un fiorellino e l'altro che sto disegnando mi sono scoperto meteoropatico (e sotto il meteorismo anche un gran cerchio alla testa), mi sento lento e sudato anche se non ho freddo, o è il tempo oppure ho esagerato con le seghe (scherzo, non tocco una sega da quando tagliavo tronchi in Alberta, per cui dev'essere il tempo). La colpa non è di Blogbabel (io non guardavo la classifica, io puntavo allo spettacolo), piuttosto è perché davvero col brutto tempo Como e limitrofi puzzano di fogna, altro che George Clooney, altro che città della seta, Como puzza di quei panni stesi che non asciugano mai, e io un po' ci patisco (questo è un lavoro per Bolt, Bolt 2 in 1 freschezza primavera).
La Provincia di Como: «LA PIOGGIA AFFONDA IL TURISMO LARIANO». Arrestatela. (contro la pioggia recidiva c'è solo una soluzione: pattugliare e sparare, sparare e pattugliare).