sabato, dicembre 29, 2007

Il post dell'orgoglio laico

"Se posso permettermi il lusso del termine, da un punto di vista ideologico sono sicuramente anarchico. Sono uno che pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, [...]" (Fabrizio De André).

Effettivamente, noi siamo quelli che pensano di essere abbastanza civili da riuscire a governarci per conto nostro, e non già per superbia, quando per indole. Se poi voleste farci una colpa della nostra indole (per così poco) o attribuire a Satana la cagione della nostra natura, noi vi risponderemo che, al netto della regola che ognuno è libero di far ciò che vuole nel limite che è dato dalla libertà altrui (regola che noi chiamiamo “di civiltà”), non ci azzarderemmo mai di farci gli affari vostri se non chiamati direttamente in causa; ma il problema è che sì, ci sentiamo chiamati in causa, oramai ogni giorno, più di una volta al dì, prima e dopo i pasti, direttamente, e coi toni dell'apocalisse: ci attribuite la rovina della civiltà occidentale.

Io non credo nel vostro dio, ma non per questo mi sento spregevole, non più di quanto potreste esserlo, eventualmente, voi, che pur dite di crederci. Io che secondo il vostro parere sono stato fatto secondo natura, e che da maschio volentieri mi attengo alle proprietà della femmina, non mi sento di dover rimproverare niente ai miei fratelli omosessuali (fratellanza di genere, di genere umano), perché non mi hanno fatto niente, mentre invece a me sembra che voi abbiate un gran tempo da perdere nel farvi costantemente gli affari loro, con uno spirito che avete pure la faccia tosta di far passare per filantropia.

Bisogna proprio essere giunti al minimo termine della dignità umana per far di mestiere gli impiccioni degli affari nostri, bollare come pericolosi questi nostri stili di vita comunque improntati al reciproco rispetto, che meno morti hanno fatto di una sola vostra guerra di religione, sprecare il vostro tempo nel calcolo combinatorio del bene e del male, per rilasciare i vostri patentini di rispettabilità, le vostre medagliette al valore morale, con l'onestà intellettuale del ragioniere che si dà alla contabilità creativa, secondo l'arbitrio della sua teologia.

Io sono laico così, in questo senso preciso, e del vostro senso avrei comunque rispetto, se non fosse che voi non avete rispetto del mio. Mi sento legittimato a vivere a modo mio, e al vostro giudizio non attribuisco alcuna autorità, su di me, in principal modo. Io mi sento libero.

postato da formamentis alle ore 19:01 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: citazioni, laicitĂ , societĂ  civile



Commenti
#1    30 Dicembre 2007 - 00:22
 
ma la binetti è proprio così che non ti vuole...

come dice il sommo "se il pastore lo chiama gregge, ci sarĂ  un motivo"
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#2    30 Dicembre 2007 - 03:53
 
Splendido.
utente anonimo

#3    30 Dicembre 2007 - 11:50
 
Bellissimo.
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#4    30 Dicembre 2007 - 11:52
 
a proposito di De André, "Una goccia di splendore" vale tutto l'investimento (la frase è tratta da lì)

http://www.internetbookshop.it/code/9788817011662/fabrizio-andre-una.html
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#5    02 Gennaio 2008 - 13:16
 
oh, il primo pensiero balenato alla lettura delle prime righe del post è "stato minimo"
poi sì, sottoscrivo ogni riga, ma non meno dannosa è la pervicacia con la quale i clericali p.e. della "funzione pedagogica della legge" mettono il naso nei comportamenti individuali a maggior gloria della moralità pubblica e dell'etica di stato dei quali sono paternalistici garanti e generosi dispensatori.
la sintesi di queste sante ispirazioni poi s'impersonifica in geniali figure Ă  la giovanardi, e, forse, ho detto tutto.
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#6    02 Gennaio 2008 - 18:00
 
Magistrale. Tutta l'indignazione, la frustrazione civica che avverto quando sento parlare uno dei politici del tipo da te stigmatizzato, ecco, mi ribollono in una poltiglia, in un pastume interiore di temperatura troppo elevata perché la mia pazienza possa resistere un tempo sufficiente a farla raffreddare così che io possa esprimerla in una forma compiuta qualsiasi. Tu ci sei riuscito: complimenti.
Endimione
utente anonimo

#7    02 Gennaio 2008 - 19:02
 
grazie, troppo buoni
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#8    02 Gennaio 2008 - 23:40
 
Splendido post, se poi si parte con Faber.. io arrivo.



Gians
utente anonimo

#9    03 Gennaio 2008 - 07:58
 
troppo buoni?
metta via le posate signor forma!

ad ogni buon conto e senza il suo beneplacito ne farò manifesto.
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#10    27 Gennaio 2009 - 18:55
 
GRAZIE! Hai scritto ciò che io spesso penso ma non riuscirei ad esprimere in forma così corretta. Mi sento meno sola.
utente anonimo

#11    26 Marzo 2009 - 18:01
 
noi vi risponderemo che, al netto della regola che ognuno è libero di far ciò che vuole nel limite che è dato dalla libertà altrui (regola che noi chiamiamo “di civiltà”)...
Mi sembra la tua "civiltà" si è fermata all'inizio dell'articolo... poiché, dopo aver leto il resto mi sembrava che la mia libertà di essere libero di scegliere non è più ai tuoi occhi una vera libertà! ? ;) da uno di "loro".
utente anonimo

#12    27 Marzo 2009 - 15:51
 
Qualcuno obietta: "Perché non li lasciamo in pace? Essi hanno la loro verità; e noi, la nostra. Cerchiamo di convivere pacificamente, lasciando ognuno com’è, perché realizzi nel modo migliore la propria autenticità". Ma, se noi siamo convinti e abbiamo fatto l’esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca una realtà – anzi la realtà fondamentale –, dobbiamo essere convinti anche del fatto che non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita. Anzi, dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna.
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=14608 utente anonimo

#13    27 Marzo 2009 - 18:42
 
Ma dare la possibilità non significa costringere a recepirla questa possibilità, altrimenti sarebbe un imporre la possibilità. I cristiani partono dal presupposto che una vita senza Cristo non è vera vita, mentre per i diversamente credenti la vita è vera anche senza Cristo. Semplice.
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Utente: formamentis


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