"Se posso permettermi il lusso del termine, da un punto di vista ideologico sono sicuramente anarchico. Sono uno che pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, [...]" (Fabrizio De André).
Effettivamente, noi siamo quelli che pensano di essere abbastanza civili da riuscire a governarci per conto nostro, e non già per superbia, quando per indole. Se poi voleste farci una colpa della nostra indole (per così poco) o attribuire a Satana la cagione della nostra natura, noi vi risponderemo che, al netto della regola che ognuno è libero di far ciò che vuole nel limite che è dato dalla libertà altrui (regola che noi chiamiamo “di civiltà”), non ci azzarderemmo mai di farci gli affari vostri se non chiamati direttamente in causa; ma il problema è che sì, ci sentiamo chiamati in causa, oramai ogni giorno, più di una volta al dì, prima e dopo i pasti, direttamente, e coi toni dell'apocalisse: ci attribuite la rovina della civiltà occidentale.
Io non credo nel vostro dio, ma non per questo mi sento spregevole, non più di quanto potreste esserlo, eventualmente, voi, che pur dite di crederci. Io che secondo il vostro parere sono stato fatto secondo natura, e che da maschio volentieri mi attengo alle proprietà della femmina, non mi sento di dover rimproverare niente ai miei fratelli omosessuali (fratellanza di genere, di genere umano), perché non mi hanno fatto niente, mentre invece a me sembra che voi abbiate un gran tempo da perdere nel farvi costantemente gli affari loro, con uno spirito che avete pure la faccia tosta di far passare per filantropia.
Bisogna proprio essere giunti al minimo termine della dignità umana per far di mestiere gli impiccioni degli affari nostri, bollare come pericolosi questi nostri stili di vita comunque improntati al reciproco rispetto, che meno morti hanno fatto di una sola vostra guerra di religione, sprecare il vostro tempo nel calcolo combinatorio del bene e del male, per rilasciare i vostri patentini di rispettabilità, le vostre medagliette al valore morale, con l'onestà intellettuale del ragioniere che si dà alla contabilità creativa, secondo l'arbitrio della sua teologia.
Io sono laico così, in questo senso preciso, e del vostro senso avrei comunque rispetto, se non fosse che voi non avete rispetto del mio. Mi sento legittimato a vivere a modo mio, e al vostro giudizio non attribuisco alcuna autorità, su di me, in principal modo. Io mi sento libero.
