"Be', genere punk, Canta. Magari lo conosce. Forse se lo ricorda come Gene Damage? E i Flippers? No? Quando si sono sciolti è diventato il leader della Burl Ives Explosion. Due dischi con noi. Poi ha rotto con la fidanzata Liddy... Liddy Mitz, suonava nel gruppo... ecco, dico fidanzata ma c'è da chiedersi, sempre fatti, difficile immaginare un'erezione o un paio di tette in quello stato... be', hanno rotto e lei fa formato i Crotchrot, mentre lui adesso canta nei Faster You Fackers. Ammesso che si possa definire cantare. Questa gente non si è ancora accorta che il punk è morto e sepolto. Gliel'ho ho dovuto spiegare io. Gli ho detto: "Marty, guarda che adesso puoi farti i denti". Lui non ci crede ancora. Quando gli abbiamo chiuso il contratto discrografico, ha detto che mi avrebbe infilato l'uccello fino in gola. Io gli ho risposto: "Okay, Marty, però prima fatti un bagno".
(Ethan Coen, "Sei mai stato all'Electric Ladyland?" in "I cancelli dell'Eden").
Mia amatissima nipotina, non dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli italiani, come ha fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l'Inps, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D'Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche? (i treni in orario, si è dimenticata i treni in orario).
Non sapevo di questa cosa che Pirandello senza Mussolini sarebbe stato un signor nessuno, vedi cosa si impara... comunque, il dopoguerra ci ha dato la democrazia, il boom economico, l'abolizione delle leggi razziali, la televisione, il rock and roll, il divorzio, la 194, gli home computers, le tv private, mani pulite, i telefonini, internet e il campionato spalmato: mi dispiace ma si vince a mani basse.
*
Mi sovviene d’un numero della «Illustrazione Regionale», con un bel provino, in coperta, delle di lui bucche, e protuberazioni labiali e d’ogni sua smorfia baggiana; scelto e pubblicato con felicità rara da i’ direttore cui una felice ispirazione fotografica avea segnalato infino all’ultimo briciolo il senso del ridicolo: quattordici o venti prese del babbeo finto epilettico mm. 4 x 4, da strofinarsele sull’inguine, in delirio, tutti gli umoristi e i vignettisti d’Italia. (Tuberone ha sempre ragione!) Tiremm innanz.
Le care donne colsero così il salubre respiro del marito o del confidente, con il pensiero al kuce. Nel gioco pareva loro che fosse il kuce a governarle. Il kuce, il kuce in pelle e in siringa di Zefirino. Quel forte despota era il kuce. Lo Zefirino magrolino e’ prestava la materialità dell’amore, ma l’empito vittorioso e’ protuberava da Colui «che aveva insegnato agli Italiani ad essere uomini», il kuce! detentore de i’ barile unico e centrale dello sperma.
(Eros e Priapo, da Furore a Cenere, Carlo E. Gadda).
Dovete sapere che Gadda e Goffredo Parise erano vicini di casa alla Camilluccia.
"L'Ingegnere andava dal barbiere a farsi radere; e più d'una volta osservò preoccupato l'autore del Prete bello recarsi all'ufficio postale con equivoci involti in forma di salume. Col nuovo formato dell' "Europeo", gli spiegò il nostro amico, basta arrotolarlo in una guttaperca, e se ne ottengono ottimi cazzi finti come quelli famosi di Amburgo e Copenhagen. Da inviare in omaggio naturalmente anonimo alle signore Bellonci, Astaldi, Masino, De Giorgi, De Céspedes e a tutte le altre madame, ovviamente.
L'ingegnere si angustiava molto, perché la provenienza da quella posta poteva risultare compromettente per lui: tutti sapevano che abitava alla Camilluccia." (Arbasino, L'Ingegnere in blu).
La destra vuole la fine dell'umanità attraverso l'inquinamento e la guerra, la sinistra vuole la fine dell'umanità attraverso l'omosessualità e l'aborto. Tutti desideriamo suicidarci in massa e non ci amiano più, non ci perdoniamo più. Io non mi amo più come uomo. Che il Signore ci perdoni per quello che stiamo facendo. *
La vicenda racconta gli ultimi mesi di vita di J.R., unico eterosessuale superstite in un mondo popolato da omosessuali. La dura lotta che vede J.R. protagonista contro queste bande di finocchi è terrificante. Ogni notte si chiude in casa sua, spesso ubriacandosi e mettendo musica a volume altissimo per non sentire e non pensare ai gay che da fuori cercando di vincere le barriere che lo stesso J.R. ha eretto, sprangando le porte e le finestre. La teoria di J.R. è che un virus, a cui soltanto lui è immune (così pare, ma non è detto), ha reso ricchioni tutti i suoi concittadini o addirittura, per quanto egli possa saperne, il mondo intero. *
“Non c'era giovane del popolo che ormai non avesse impresso nel viso un ghigno di autosufficienza, che non guardasse più negli occhi nessuno, o non camminasse con gli occhi bassi, come un'educanda, a manifestare dignità, riservatezza, e moralità. Non c'era più curiosità per niente. Tutto era già obbligatoriamente noto. C'era solo l'ansia nervosa - che rendeva brutti e pallidi - di consumare la propria fetta di torta.” ("Petrolio", Pier Paolo Pasolini)
Che Pasolini fosse un conservatore? Sapete la storia della grazia plebea, cioè la teoria che con l'industrializzazione tutto si è omologato, e che la gente semplice, i “popolani”, avrebbero perso la loro “bellezza” per inseguire modelli che hanno finito per snaturarne l'essere e con l'essere la possibilità di essere veramente compiuti in sé, e quindi felici? Sarebbe grave, sarebbe come dire “ofelé fa el to mesté”, cioè “pasticciere fa il tuo mestiere” (ognuno resti nel suo e faccia quel che sa fare, e più non dimandare), senza aspirare ad altri modelli che non siano i propri, e quindi negando la possibilità dell'ascensore sociale, cioè l'adamantino assunto del liberalismo (e negandolo per posa intellettuale, per giunta). Bah, il Pasolini, secondo me, non aveva tutti i torti (e poi il lirismo bisogna lasciarlo in pace, pena il dover essere sempre contemporanei e mai spostare l'occhio al passato, pena l'accusa del rigurgito conservatore). Io non ti nego nulla, me che meno il tuo sogno di gloria, le tue speranze (ti rimangono quelle), ma alla fine l'ascensore sociale riguarda perlopiù le forme, meno le sostanze: un figlio di bottegai rimarrà sempre un figlio di bottegai (così dicono), e per quanto mi riguarda, io rimango io (passa anche il denaro, non te ne fare un vanto).
Alla mia parte calabrese
Il tono acido dell'ingegner Baronfo gli aveva procurato una legnata in testa da un robusto diciannovenne; un processo in pretura, che lo perdé; e infine una ricetta del prof. Settanta, docente in clinica delle malattie mentali e nervose presso la Regia Università di Roma.
La stangata la prese perché a quel giovane, che lo aveva urtato malamente sul marciapiede nella terremotata via della Scrofa, apostrofatolo con certo suo tono di signorile dispregio, aveva chiuso con dargli del “calabrese”; mentre dobbiamo ricordarci che siamo tutti e soltanto italiani; il processo in pretura lo perdé sia perché aveva torto, sia perché il pretore, avvegnaché si spacciasse per romano, in cuor suo sapeva benissimo di esser nato a Paola [...]
(Carlo Emilio Gadda, La Madonna dei Filosofi)
Anche oggi me ne starò più o meno a zonzo. Volevo solo dire che mi vergogno un po' a dirmi un lettore di libri (così sembrerebbe vista l'iscrizione ad aNobii), intendo: io i libri non li leggo più dall'inizio alla fine che saranno almeno 5 o 6 anni (ripeto, dall'ultimo Maigret, che quelli se non li leggi dall'inizio alla fine non ha senso). Comunque, ne leggo un pezzo, poi li lascio lì a maturare per anni, o semplicemente me ne dimentico. Mi sono impegnato ultimamente con Gadda, ma era una raccolta di racconti, non vale, e l'Ulisse procede al ritmo della voglia di leggere, anzi, questa cosa che ci metterò tutto il tempo che voglio mi rilassa e me lo fa gustare di più. Poi ci sono i libri di filosofia, che quelli li tratto proprio da libri da consultazione, ne leggo un capitolo qui, uno là, senza rispettare la cronologia delle pagine. Che dite, posso dirmi ugualmente un lettore?
(chi volesse andare più o meno a zonzo con me, pregasi farsi vivo via mail, mi piace andare a zonzo, ma non da solo, uomini e donne non fa differenza, se sono razzista lo sono più che altro per idee, non per razza o generi sessuali, che ci sono razze di idee che preferisco discriminare).
Oggi poca voglia di scrivere, essendo che sto uscendo più del solito (e ci aggiungerei pure un “meno male”). Sono passato dal Libraccio, io mi comprai questo, mia cugina questo, e a mio padre ho consigliato questo (oltre ad essersi comprato alcune altre cosette, tra le quali un libro su Pasolini, che mi sta in fase pasoliniana, complice “Petrolio”).
(da quando ha saputo che Gadda aveva in gran stima PPP e si divertivano pure, non vi dico).
"L'ironia praghese è un gioco apparentemente infantile, folle e stupido in senso superiore, è la battaglia contro una felicitante teoria dello stato e contro l'apparato burocratico. Naturalmente è anche coscienza della vanità di tale lotta. E' l'abolizione di una soggettività che è giunta fino in fondo, è la più alta libertà possibile nel mondo senza dio" (Bohumil Hrabal)
Della serie: un libro che non può proprio mancare nella vostra libreria.
Nuovi arrivi su aNobii.
Victor Pelevin costruisce una travolgente macchina narrativa in forma di chat su Internet.
- Eh via, signor scolaro, io son maestro di filosofia, e sostengo che il vacuo non si dia.
- Io sostengo il contrario: dico che si dia il vacuo, e la ragione è bella, perch'io la provo nella mia scarsella.
(Carlo Goldoni, Le virtuose ridicole)
"Cos'era la sua civiltà? Vasta, la concedo: ma volgare. Cloacae: fogne. I giudei nel deserto e in cima alle montagne dissero: Qui star conviene. Eleviamo un altare a Geova. Il romano, come l'inglese che ne segue le orme, portò a ogni nuovo lido su cui mise piede (sul nostro lido non ce lo mise mai) solo la sua ossessione cloacale. Si guardò intorno avvolto nella sua toga, e disse: Qui star conviene. Costruiamo un water-closet."
"Fummo sempre fedeli alle cause perse, disse il professore. Il successo per noi è la morte dell'intelletto e della fantasia. Non fummo mai fedeli ai fortunati. Li serviamo. Io inseguo la roboante lingua latina. Parlo la lingua di una razza che ha come espressione culminante della sua mentalità massima: il tempo è denaro. Dominio materiale. Domine! Signore! Dov'è la spiritualità? Lord Gesù? Lord Salisbury? Un sofà in un club del West End. Invece il Greco!"
("Life of Brian" - Monty Python, 1979)
Messaggi positivi - “Basta con le parole ottimismo e pessimismo, abusate fino al disgusto!” Nietzsche, in Umano, troppo umano, le considera “parole screditate”.
Del resto nell'uso corrente indicano, più che una visione del mondo, un orientamento umorale, cui sarebbe eccessivo attribuire significati più importanti. Oppure indicano un orientamento funzionale, cui sarebbe giusto attribuire significati specifici. Ad esempio l'ottimismo dei venditori. O l'ottimismo dei politici. O l'ottimismo della pubblicità, divenuta per lo più universale produttrice di messaggi positivi.
I veri pessimisti son i venditori di ottimismo. Disperano tanto dell'uomo da ingannarlo con le speranze. [...]
(Giuseppe Pontiggia)
(un comasco di cui vado fiero)
Complice aNobii e mettendo mano a una libreria che avevo alquanto trascurata, mi sono messo a leggere le prime pagine di Madame Bovary, perché lo tenevo lì, in edizione Garzanti (probabilmente un reminders comprato al Libraccio) e non l'avevo ancora preso in mano. Ebbene: non riesco più a reggere la struttura del romanzo classico. Ho letto fino alla prematura dipartita della di lui consorte, la cosa che lo libera dall'impaccio e gli dischiude le porte di Emma. L'inattesa quanto opportuna libertà, le pacche sulle spalle al vedovo (in)consolabile... già letto: Humbert Humbert e in qualche modo anche Mattia Pascal. Ok, lo so, avrei dovuto leggere prima Bovary e dopo Lolita e Pascal... ma tant'è. Però mi sembra di riuscire ancora a leggere Ibsen. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.
Via Totentanz ho scoperto aNobii. Ho già provveduto a mettere regolare badge sotto quella di Technorati, nella colonna a destra. Trattasi della versione libresca di Flickr. Un po' per volta caricherò tutta la mia libreria, stay tuned. E' pur sempre un modo tra i più consoni per festeggiare il Bloomsday (grazie a DenisDiderot®, il noto blogger, che se non era per lui io mica mi ricordavo. Mi sa che dovrò assumerlo come segretario).

Sembra che sia uscito il nuovo di Viktor Pelevin, "Dialettica di un periodo di transizione dal nulla al niente". Siccome io sono un fan di Pelevin della prima ora, dai tempi di "Omon Ra" e "La vita degli insetti", consiglio a tutti questo libro. Per quanto mi riguarda, Pelevin è il più grande scrittore russo contemporaneo.

"Ah! Ricordo che litigai con un borghese che c'era lì. Piccolo, pallido, isterico, vestito di nero, con l'“Avanti!” e l”Umanità Nova” tra mano, con uno svolazzo nero della cravatta, col colletto pieno di forfora, con delle scarpe gialle mica mal fradicie e scalcagnate; prima lo presi per un agente investigativo o scrivano alla sottoricevitoria delle imposte; ma era invece un terribile anarchico. Ci litigai perché, con quella parlata albanese, e dopo mille sarcasmi da antimilitarista abusato, finì per concludere che il generale aveva una faccia da minchione.
Ma vi pare?"
(Carlo Emilio Gadda, “Manovre di artiglieria da campagna” in “La madonna dei filosofi”).
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(di seguito, selezione di brani dal medesimo racconto)
[in dedica a Marco Pannella]
“Il tutto era tenuto in sesto da potenti e imprevedibili strafalcioni: e nel groviglio spiroidale degli anacoluti e delle consecutive sbagliate e nell'intrico delle concordanze ad sensum gli veniva combinato d'involgere sifattamente gli ascoltatori, che questi, fidenti in un migliore domani, lì per lì si davan per vinti, rinunciavano al significato generale, si contentavano di afferrare, passo passo, le bellezze dei dettagli.”
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[irrispettosi cosciotti]
“Nelle riviste, l'ho guardato, fa una discreta figura. Ma il grosso bajo su cui siede di solito, si dimena troppo, con irrispettosi cosciotti. Si mette sghembo, semina polpette quando meno bisogna, turba le complesse simmetrie della parata. Non si può castigarlo, perché farebbe peggio: è un libertario”.
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[panico tra i pipistrelli]
“Le scarpellate del settantacinque [un pezzo di artiglieria] sbozzano le tempie dei fantasmi rupestri e rintronano di rovinosi ululati le metropoli ipogaie dei pipistrelli. Gli uffici statistica di questi mammiferi registrano numerosissimi casi di cardiopalma.”
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[Dio, Patria e Bestemmie]
“Frattanto, dalle bocche degli artiglieri, presero a dipanarsi altri e più tempestosi richiami, indirizzati a varie personalità delle gerarchie celesti, non escluso l'Onnipotente; a quest'Ultimo vennero successivamente attribuiti i nomi di diversi mammiferi da allevamento. Per un caso singolarissimo, tali mammiferi erano scelti, quasi esclusivamente, fra i suini. Siffatti avvenimenti accadevano in dialetto bergamasco e bolognese e in lingua toscana.”